Negli ultimi anni, a fronte della richiesta dei brand di moda di pellami metal-free che superino le problematiche legate alla concia metallica, alla tradizionale concia al vegetale si sono affiancate conce alternative al cromo che utilizzano varie molecole o sali organici.

La definizione ufficiale (vedi norma “UNI EN 15987: 2015 Definizioni chiave per il commercio del cuoio”) riporta: “Cuoio senza metalli (metal-free): Pelle animale convertita in cuoio, il cui contenuto totale di tutti i metalli concianti nel cuoio (Cr, Al, Ti, Zr, Fe) è minore o uguale allo 0,1% (massa della somma di tutti i metalli/peso secco totale del cuoio)”.
Quindi viene definito ciò che non è presente nel pellame (i metalli) piuttosto che caratterizzare ciò che c’è, ovvero il conciante a base non-metallica.
Questo apre il campo all’utilizzo di numerose sostanze (che abbiano attività conciante) e alla necessità di valutarne la sostenibilità ambientale in un orizzonte ben più ampio della sola fase di concia, che deve comprendere l’intero ciclo di vita (LCA), tenendo conto dei criteri ambientali correlati. L’analisi deve quindi partire dalla produzione del conciante, con un’attenta valutazione delle fonti, se rinnovabili o meno, comprendere le varie fasi in conceria, e finire alla degradazione della molecola negli impianti di depurazione.
Un problema attualmente noto delle conce non metalliche è che mettono sotto stress l’efficienza degli impianti di depurazione. Ciò può essere dovuto alla natura del refluo, perché, avendo una composizione molto diversa, può provocare degli squilibri in impianti progettati per funzionare con il ciclo della concia al cromo. Questo può comunque essere considerato un problema transitorio e risolvibile nel lungo periodo con degli aggiustamenti impiantistici. Bisogna però anche considerare la possibilità che i nuovi concianti non apportino i previsti benefici in chiave ambientale: questo perché non è automatico che una sostanza organica sia naturalmente biodegradabile: anzi, molte delle sostanze organiche di sintesi sono scarsamente o per nulla biodegradabili, con la conseguenza di andare ad incrementare il numero degli inquinanti organici persistenti, ovvero quelle sostanze chimiche che persistono nell'ambiente, si bio-accumulano attraverso la rete alimentare e comportano il rischio di provocare effetti negativi sulla salute umana e sull'ambiente.
Quindi l’utilizzo di una sostanza conciante metal-free che voglia essere realmente eco-sostenibile e non frutto di un’operazione di greenwashing, deve tenere conto, oltre alla caratteristica fondamentale di rendere la pelle imputrescibile, anche dei principi della Chimica Verde nella sua sintesi, ed infine della capacità di essere efficientemente degradata negli impianti di depurazione o a fine vita del pellame.

*La dottoressa Tiziana Gambicorti è Responsabile Sezione Distretto Industriale Toscana della STAZIONE SPERIMENTALE PER L'INDUSTRIA DELLE PELLI E DELLE MATERIE CONCIANTI