In un comunicato diffuso ieri sera, 10 marzo 2021, l’Unione nazionale dei produttori di ausiliari chimici conciari-UNPAC parla di situazione difficile per il comparto a causa degli aumenti dei prezzi delle materie prime dovuti a vari fattori tra cui i rincari dei costi di trasporto. A pesare sui bilanci aziendali sono però anche gli adempimenti legati ai regolamenti REACH e CLP così come la “tassa per vendere imposta da strutture come ZDHC” che impone onerose analisi per la registrazione dei prodotti chimici sui portali

Di seguito la nota stampa UNPAC

Un'ondata di dichiarazioni di forza maggiore da parte dei fornitori europei ed asiatici, sta creando una situazione difficile per le aziende del settore chimico.
Contemporaneamente, nelle ultime settimane, si è registrata una carenza di importazioni dal Medio ed Estremo Oriente, situazione aggravata dall’aumento dei costi di trasporto, che sta provocando mutamenti negli scambi commerciali soprattutto nelle commodities, dove l'incidenza dei noli si fa sentire maggiormente.
In un recente studio pubblicato da Freightos Baltic Index, si legge che il caro container potrebbe causare un aumento del costo delle importazioni in Europa del +2,3% nel caso in cui i noli marittimi dovessero permanere su livelli elevati per un lungo periodo di tempo; si stima che la rata di nolo per un container standard da 40 piedi trasportato via nave dall’Estremo Oriente all’Europa è passato dai 2.100 dollari di novembre 2020 ai 7.800 dollari di febbraio 2021.
Un fenomeno che non si normalizzerà in breve tempo; si ritiene infatti che l’attuale livello di noli possa proseguire per tutto il primo e anche per il secondo trimestre dell’anno in corso.
In aggiunta, l’apprezzamento del costo del petrolio, così come di quella miriade di sostanze ed intermedi che attraverso successivi e complessi processi di lavorazione vengono poi utilizzati nei formulati chimici per i prodotti finali, il contesto normativo poco favorevole, i costi che le aziende chimiche hanno subito e sosterranno per il REACH con relativi adempimenti per analisi e registrazioni, i costi degli investimenti in tecnologia e ricerca di prodotto sempre più ecosostenibili e le politiche climatiche molto impegnative delineano scenari di recessione e di mancanza di redditività per il comparto chimico-conciario.
Occorre poi tenere in considerazione il fatto che le stesse materie prime non stanno subendo alcun deprezzamento, in quanto la domanda delle stesse è ancora in crescita a livello mondiale con conseguente aumento dei prezzi; a questa dinamica si aggiunge la politica di chi detiene, in alcuni casi in regime di monopolio o, peggio, con la creazione di situazioni di cartello tra competitors, la produzione di determinate e strategiche sostanze chimiche che al momento non dichiarano l’intenzione di effettuare una diminuzione di prezzo.
Non da ultimo, anzi molto incisivo sui costi aziendali, è l’impegno in materia di REACH e regolamento CLP, con oneri importanti per le aziende chimiche sia negli adempimenti normativi che nella registrazione delle sostanze necessarie alla produzione dei propri formulati; va poi tenuta in debita considerazione la “tassa per vendere” imposta da strutture private quali ZDHC, con l’imposizione, grazie all’accordo con LWG, di effettuare costose analisi e registrazioni degli ausiliari conciari sui vari portali, questo naturalmente senza garanzie alcune di riscontri oggettivi metodologici.
Ciò comporta per le aziende la necessità di eseguire innumerevoli e costose analisi chimiche, interne ed esterne, al fine di escludere la presenza di determinate sostanze come richiesto dai molti capitolati, comportando per le aziende chimiche un costante impegno con investimenti in personale qualificato, tecnologia, ricerca e sviluppo di prodotti ecosostenibili, al fine di soddisfare le richieste ed esigenze del mercato finale.

a cura di UNPAC