Il 4 dicembre si è svolto in via telematica il 48° Convegno nazionale AICC, dal titolo “Conceria e ambiente, la sfida del secolo”. Un’importante occasione per discutere del contributo che i chimici del settore conciario si sono impegnati a fornire con l’obiettivo di aumentare la circolarità dei processi industriali. Tra i relatori, oltre al presidente AICC Roberto Mariano Mecenero, due docenti universitari, l’assessore all’ambiente della provincia di Vicenza, il vicepresidente del Distretto veneto della pelle ed un esponente del mondo delle firme.
Il convegno si è aperto con una sorpresa. In collegamento remoto dagli Stati Uniti Luis Zugno, presidente delle IULTCS, l’unione internazionale dei chimici conciari, ha infatti annunciato che a settembre 2022 sarà l’Italia a ospitare il Congresso Regionale Europeo del settore. IULTCS ha infatti assegnato ad AICC, Associazione italiana dei Chimici del Cuoio, l’organizzazione dell’importante evento dedicato alla presentazione degli ultimi progressi tecnico-scientifici del settore. Zugno non era fra l’altro l’unico ospite straniero. Il formato webinar ha infatti favorito la partecipazione di altri esperti chimico-conciari stranieri, in particolare da Argentina, Brasile e Stati Uniti.

Roberto Mariano Mecenero, presidente AICC

Diversamente dal solito, il 48° convegno AICC – coordinato da Paolo Gurisatti – si è presentato più come una tavola rotonda che un tradizionale congresso e ha messo a confronto gli ospiti sui temi della depurazione e dell’economia circolare. Quello di economia circolare è del resto un concetto da sempre caro ad AICC, che rivendica con un certo orgoglio un approccio ecologico.

Come ha fatto notare il presidente Roberto Mariano Mecenero, le concerie possono essere considerate il primo esempio di economia circolare, visto che la loro attività nasce dal recupero di un materiale di scarto – la pelle – che se non venisse lavorato comporterebbe alti costi di gestione e causerebbe un ulteriore impatto ambientale per la sua distruzione.
Entrando nel vivo del dibattito, è stato molto interessante l’intervento di Alberto Lampis, Responsabile pelli per Hugo Boss, che ha rappresentato le esigenze della clientela del lusso.

Alberto Lampis, Responsabile Pelli per Hugo Boss

L’esperto ha parlato degli obiettivi di sostenibilità e Responsabilità sociale del suo gruppo, tra cui quello di “lavorare solo con concerie certificate LWG (o schema comparabile) entro il 2025. So che esistono tante concerie italiane che lavorano benissimo anche senza essere certificate – ha detto Lampis – ma noi abbiamo bisogno delle certificazioni per rispondere alle pressioni delle organizzazioni ambientaliste e animaliste, così come alle nuove richieste dei grandi distributori come Amazon e Zalando”. Il brand si è anche prefisso di azzerare (o compensare) le emissioni di CO2 entro il 2050.

Di chimica verde ha parlato il Professor David Bolzonella del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, il quale ha sottolineato la crucialità di questo momento storico che nell’ambito del Green Deal europeo vede la ricerca e l’industria muoversi sui due assi dell’economia circolare e della Zero Pollution. “Diventa sempre più importante per il settore lavorare sul tema della valorizzazione degli scarti conciari per la produzione di proteine utili ad altri settori così come la rimozione dei metalli pesanti dai reflui e il recupero dei fanghi da riutilizzare in altri ambiti a partire dall’edilizia”.
Proprio in virtù del Green Deal europeo, l’intervento di Stefano Mammi della Facoltà di Chimica dell’Università di Padova si è  incentrato sulla necessità di sviluppare nuove competenze multidisciplinari capaci di supportare la transizione verso l’economia circolare.

                                                                                                                                             Il prof. Stefano Mammi dell’Università di Padova

In quest’ottica – ha annunciato il prof. Mammi – è stato creato un nuovo corso di laurea magistrale in lingua inglese intitolato “Sustainable Science & Technology for Circular Economy” che partirà il prossimo anno a Padova. Delle necessità della formazione si è occupato anche Giorgio Pozza, vicepresidente del Distretto veneto e coordinatore del corso di studi post-diploma ITS Green Leather Manager di Arzignano che sta formando un nuovo tipo di figura professionale molto richiesto dal mercato.
Nel corso del convegno si è molto parlato anche di depurazione.

Matteo Macilotti, assessore all’Ambiente della Provincia di Vicenza, nonché sindaco di Chiampo, ha focalizzato il suo intervento sulle nuove sfide della depurazione, in primis la riduzione dei volumi dei fanghi e la standardizzazione della “concia bianca” di cui esistono innumerevoli varianti molto diverse fra loro. “Il fatto che non ci sia cromo nel wet white non è una prova della sua sostenibilità. Come provincia vogliamo definire esattamente cosa sia e quali standard debba avere. Occorre un disciplinare che dica cosa è green e cosa non lo è”.
Sul tema del recupero delle acque anche il presidente Mecenero ha prospettato alcune soluzioni che vanno studiate e sperimentate, a partire dalla separazione delle acque di lavorazione conciarie, acide e basiche, e il recupero delle proteine dai bagni di lavorazione prima della depurazione. “La segregazione delle acque basiche permetterebbe la riduzione dei fanghi conciari che resta il vero grande problema del settore” ha detto Mecenero. In conclusione, l’assessore Macilotti ha auspicato che le normative possano presto evolvere dal fissare i limiti al promuovere incentivi agli investimenti per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del settore conciario.