Anche la filiera pelle brasiliana ha risentito enormemente degli effetti della pandemia da Covid-19. Secondo i dati resi noti da CICB, l’associazione conciaria sudamericana, nel mese di giugno il Brasile ha esportato pelli grezze, semilavorate e finite per un valore di 48,3 milioni di dollari contro i 91,3 milioni del 2019. In termini di volume la flessione dell’export è stata del 36,9%.
Considerando i primi sei mesi del 2020, il Brasile ha esportato pelli per 77,8 milioni di mq contro gli oltre 94,7 milioni dell’anno precedente (-17,9%). Nel complesso le vendite del primo semestre hanno generato ricavi per 450,3 milioni di dollari, ovvero il 28,8% in meno del 2019.
Quanto alle destinazioni, nei primi cinque mesi del 2020 i primi tre mercati di sbocco del grezzo brasiliano hanno perso sia in termini di valore che di volume: Cina (-23,6% in valore), Stati Uniti (-15,5%) e Italia (-37,4%).
Anche a valle della conceria, l’epidemia da Coronavirus ha fatto registrare pesanti ripercussioni. Le esportazioni di calzature verde-oro del mese di maggio sono infatti state pari a 2,7 milioni di paia (-64,7%) per un valore di 23,9 milioni di dollari (-66%). Nei primi cinque mesi dell’anno il Brasile ha esportato 39,5 milioni di paia (-22,1%) per un valore di quasi 295 milioni di dollari, pari ad una flessione del 28,7%.

Nonostante le gravi perdite della prima parte dell’anno, l’industria conciaria brasiliana si dichiara pronta a recuperare le sue quote di mercato e ribadisce di voler continuare a percorrere la strada della sostenibilità che negli ultimi anni è diventata la stella polare dell’attività di ricerca e innovazione del settore, nella consapevolezza che solo un percorso sempre più virtuoso può dare le risposte che oggi il mercato internazionale chiede. Ricordiamo che da anni la concia giallo-oro si è data una certificazione specifica, la Brazilian Leather Certification of Sustainability (CSCB), che include una vasta serie di indicatori che verificano tutti gli aspetti del rispetto ambientale, garantendo anche che gli animali non provengono da allevamenti che si trovano in zone di deforestazione e che non utilizzano manodopera analoga alla schiavitù.
Con 244 concerie, 2.800 industrie produttrici di componenti in pelle e calzature e 120 fabbriche di macchinari e attrezzature, la filiera pelle brasiliana offre 30.000 posti di lavoro diretti e genera un fatturato di circa 2 miliardi di dollari l’anno.