Come conciliare lavorazione della pelle e ambiente? Il Convegno nazionale AICC ha fatto il punto su questa delicata questione con quattro testimonianze di chi si è già messo all’opera

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Gilberto Adami, coordinatore AICC Veneto

Sala gremita e gente in piedi lo scorso 18 novembre all’Auditorium comunale di Chiampo per il 44° Convegno Nazionale AICC, che ha invitato i tanti soci intervenuti a riflettere su un argomento molto sentito: “Conceria e sviluppo sostenibile”. Ad aprire i lavori, un breve resoconto di Gilberto Adami, coordinatore AICC Veneto, che ha illustrato velocemente l’impegno dell’Associazione nei riguardi da una parte degli studenti del locale Istituto Galileo Galilei (che vengono affiancati nel loro piano formativo con borse di studio, libri di testo e visite in aziende), e, dall’altra, nei corsi di aggiornamento professionale che promuove per i soci.

Oltre l’ingrasso tradizionale

Giancarlo Lovato, di Corichem
Giancarlo Lovato,  Corichem

Poi il Convegno è entrato nel vivo con l’intervento dell’ingegner Giancarlo Lovato, di Corichem, che ha presentato “Una nuova classe di ingrassi polimerici”, che l’azienda sta studiando per migliorare l’ecologicità del processo. L’obiettivo è il superamento degli ingrassi tradizionali, in particolare l’olio solfitato di pesce, salvaguardando comunque le proprietà merceologiche (morbidezza, rotondità, tatto) e le procedure standard di produzione delle concerie.

Nel suo lavoro, firmato insieme alla dottoressa Michela Paganin, Lovato ha condiviso l’avanzamento della ricerca, presentando tre tipi di strutture base (ottenute rispettivamente da acidi grassi grezzi; acidi grassi grezzi o trigliceridi naturali; e una miscela di sostanze etossilate e lecitina), che possono essere deputati a solfitazione, solfatazione e fosfatazione. I risultati dei vari test pilota indicano un grado di morbidezza simile a quello raggiunto con oli tradizionali solfitati, con una riduzione del 30% di COD, fissazioni più elevate in comparazione con oli solfitati di pesce, valori di fogging estremamente bassi, un ottimo potere disperdente sui grassi naturali della pelle e un’eccellente uniformità di tintura. La versatilità di questi nuovi ingrassi ne permette l’adozione in tutti i campi (interni auto, calzature, pelletteria, abbigliamento, arredamento). Inoltre, costituisce una base di sviluppo di ulteriori tipologie di ingrassi polimerici, semplicemente cambiando alcuni parametri e valutando le differenti proprietà sulle pelli.
È tempo di economia circolare

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Guido Zilli, Gruppo Dani
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Roberto Steccanella, ILSA SpA
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Clizia Franceschi, ILSA SpA

 

 

 

 

 

 

Ha fatto seguito la relazione di Guido Zilli, del Gruppo Dani, in collaborazione con Roberto Steccanella e Clizia Franceschi, di ILSA SpA. Le due aziende sono impegnate, in sinergia con Gruppo Mastrotto, Ikem e Acque del Chiampo Spa, nel progetto Green Leather Industry for the Environment (GreenLIFE) e hanno condiviso all’assemblea l’attuale stato di avanzamento dei lavori. Il progetto prende avvio dall’analisi impietosa dello stato di fatto: permanendo l’attuale modello di sviluppo, con relativi trend di consumo e di crescita della popolazione, la European Enviroment Agency prevede il raddoppio del fabbisogno di materie prime entro il 2050. Una situazione da collasso, poiché questo modello consuma più risorse di quante il pianeta sia in grado di rigenerarne.

Molte più risorse: per farvi fronte, sarebbero necessari due pianeti e mezzo. È inevitabile invertire la rotta e un mezzo per farlo è abbandonare l’attuale modello di economia lineare (materie prime, produzione, utilizzo e rifiuto) e adottare le regole dell’economia circolare (materie prime, produzione, utilizzo e riciclo in nuove materie prime). Declinato sul settore conciario, questo significa riduzione dell’uso di acqua e di prodotti chimici ad alto impatto, con la necessità di innovazione in questi ambiti. Il progetto GreenLIFE si inserisce in quest’ottica e si propone di ridurre del 20% il consumo sia di acqua sia di prodotti chimici nelle fasi di riviera, recuperare e valorizzare il 15% dei sottoprodotti del ciclo conciario e una sostanziale riduzione del solfuro nella fase di depilazione delle pelli. Accanto a questi aspetti di natura tecnica, il progetto è anche un’occasione per creare una piattaforma di condivisione di esperienze, tecnologie e strumenti per valutazioni preventive costi/benefici tecno-economici di uno scale-up su scala distrettuale delle nuove tecnologie, in una fruttuosa sinergia tra privati e pubblico (GreenLIFE è finanziato per il 50% dall’Unione Europea).

Dagli obiettivi, all’azione
ILSA, azienda specializzata nella produzione di fertilizzanti per l’agricoltura, recupera i sottoprodotti provenienti da bagno di calcinaio tradizionale con recupero del pelo (Gruppo Mastrotto), calcinaio ossidativo (Dani), calcinaio enzimatico (Ikem), rifili e rasature conciate “chromium free” (Dani e Ikem), per sviluppare concimi organo-minerali NP (cioè che contengono unicamente azoto organico e fosforo di origine biologica). Testati sulle piante, stanno dando effetti positivi sia sulla loro crescita che sul loro vigore. Una fase sperimentale che ci si augura di riuscire a tradurre su scala industriale. Gli esami, inoltre, permettono di fare analisi di scenario e, in base agli impatti ambientali, modificare le tecnologie di processo.

Federico Brugnoli, SPIN 360
Federico Brugnoli, SPIN 360

Un altro aspetto della sostenibilità da tenere presente è il ciclo di vita del prodotto, cioè la valutazione di tutti gli impatti ambientali generati dal momento in cui la materia prima viene estratta fino al “fine vita” di un prodotto. Nel nostro settore, l’analisi del ciclo di vita di pelli e prodotti chimici per concia possono rappresentare un nuovo strumento a supporto di competitività e sostenibilità della imprese, come ha spiegato Federico Brugnoli, titolare di SPIN 360 (Sustainable Progress & Innovation Network), una società di consulenza specializzata nello sviluppo di progetti in ambito di sostenibilità in diversi mercati, compreso quello dell’intera filiera della pelle.

Nel Life Cycle Assessment, la valutazione degli impatti ambientali esce per la prima volta dai confini dell’impresa, per considerare l’intera filiera produttiva. Perché l’analisi sia corretta, è necessario appoggiarsi su un elemento centrale condiviso che sono le “Regole di Categoria di Prodotto” (PCR, Product Category Rules). Proprio in Val di Chiampo sono state messe a punto le prime PCR già 6/7 anni fa, su iniziativa del territorio che ha portato allo sviluppo di Linee Guida poi utilizzate da tutti. A queste, successivamente, si sono affiancate quelle redatte dalla Commissione europea. Lo studio del ciclo di vita si propone di calcolare e valutare gli impatti ambientali generati per la produzione di una unità di un prodotto specifico. Nel caso della pelle, tutti gli impatti si riferiscono a 1 mq di pelle, pronto per la spedizione, al cancello della conceria.

Le varie fasi del ciclo contribuiscono in modo diverso agli impatti ambientali e relativamente alla Carbon Footprint (il potenziale di riscaldamento globale), oggi sappiamo che i principali attori sono l’allevamento e la produzione e consumo di prodotti chimici e di energia termica ed elettrica. Nella redazione di un LCA, SPIN 360 parte da un’analisi di processo fase per fase, aggrega i dati ottenuti da ognuna delle attività aziendali in indicatori che, tradotti in un software, vengono modellati da algoritmi dedicati. Vengono valutati tutti i diversi aspetti, con un dettaglio tale che permette di avere un’estrema polverizzazione del dato. Perché lo scopo è fornire informazioni di alta qualità alle concerie che vogliano studiare il ciclo di vita e permettere loro di adottare azioni mirate di miglioramento dell’impatto ambientale lungo la loro catena di fornitura, basando le proprie decisioni su dati reali.

La voce alle Maison

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Alberto Lampis, Hugo Boss Ticino

Dopo aver fornito questi stimoli, il Convegno AICC ha voluto coinvolgere – per completezza di lavori – anche i brand, nella persona di Alberto Lampis, di Hugo Boss Ticino, che nel suo intervento (“Strategia per l’eliminazione o la riduzione sostanze chimiche pericolose nella supply chain”) ha evidenziato le necessità delle Maison. Perché un prodotto arrivi sul mercato “sicuro” (cioè privo di rischi), è necessaria una collaborazione forte e fattiva tra tutti i fornitori lungo la filiera: chi detiene il know-how è il vendor di borse e scarpe, il suo fornitore (la conceria), il fornitore del fornitore (chi produce prodotti chimici), il fornitore del fornitore del fornitore (chi prapara le basi chimiche).

Man mano che si prosegue nella catena, il controllo diventa sempre più complicato. E se non si collabora in queste fasi, dopo pochi passaggi si perde il senso del tutto e non si comprende il motivo per cui le Maison richiedono determinati parametri. Non è sufficiente, ad esempio, essere conformi al REACH: tutti i brand sono internazionali, vendono in tutto il mondo. Da qui, la richiesta delle RSL, poiché su alcune sostanze chimiche alcuni Paesi hanno restrizioni più basse di quelle del Reach. Anche la pressione delle NGO a volte obbliga a richieste che possono sembrare eccessivamente limitanti. A fronte di ciò, Hugo Boss è impegnata in una “Road to Zero” entro il 2020 per alcune sostanze critiche, via che però è percorribile solo se l’intera catena è consapevole degli obiettivi del brand.

Una questione di fiducia

Ernesto Pisoni, presidente AICC
Ernesto Pisoni, presidente AICC

Per avere un percorso sinergico tra cliente e fornitore è però necessario che i brand abbiano comunque e sempre fiducia nei riguardi di conciatori e chimici, come ha sottolineato Ernesto Pisoni, presidente AICC in conclusione dei lavori. La volontà del fornitore è quella di andare incontro alle esigenze delle aziende, nel limite del possibile. Ma solo la fiducia in ciò che il fornitore sostiene è quell’elemento che permette di raggiungere obiettivi comuni, in tempi che comunque potrebbero non essere certi.

E probabilmente con qualche difficoltà, ma nello stesso tempo con la consapevolezza che comunque l’impegno c’è.