Altissima qualità e personalizzazione del prodotto sono le carte vincenti della conceria PRIANTE che punta a crescere nel settore pelletteria attraverso ricerca continua e innovazione

A capo dell’omonima conceria fondata ad Arzignano nel 1956 dal padre Lino, Luigi Priante ha impresso un significativo impulso all’innovazione, orientando l’attività aziendale verso una filosofia caratterizzata da creatività e sperimentazione pur restando nel solco della miglior tradizione conciaria italiana. Specializzata nella lavorazione di pelli bovine all’anilina, un tempo destinate al solo settore arredamento, da qualche anno la conceria Priante si è felicemente inserita anche nel mercato della pelletteria di qualità, dove programma un’ulteriore espansione.
– Qual è oggi la mission di Priante?

Vogliamo essere riconosciuti come un partner di eccellenza anche nel settore pelletteria, in quanto in grado di proporre interpretazioni innovative della pelle e di offrire pellami personalizzati di qualità, con un forte valore distintivo.

– Quali sono le novità principali per la P/E 2015?

La nuova collezione è ispirata all’eleganza dei viaggiatori d’altri tempi, al fascino leggendario dell’Orient Express e dei luoghi mitici che attraversava. Abbiamo interpretato questa tendenza sviluppando sia pellami tradizionali di altissimo livello che enfatizzano l’essenza della materia prima, che la nuovissima soluzione Bespoke.

– Di cosa si tratta?

Bespoke è la nostra ultima novità. Un pellame tinto e lavato come fosse un tessuto morbido, ma soprattutto un vero e proprio programma di personalizzazione creativa e produttiva da sviluppare in partnership con il cliente per dar vita a prodotti esclusivi.

– La pelle è una materia prima sempre più scarsa e costosa. Diventerà esclusivo appannaggio del segmento lusso?

Le crescenti difficoltà di approvvigionamento del grezzo fanno lievitare sempre di più i costi della pelle finita che, però, a mio giudizio in questo modo inizia ad assumere il valore che avrebbe sempre dovuto avere. Mi spiego: rispetto al tessuto, la pelle costa ancora troppo poco. Un bel tessuto può arrivare a costare oltre 120 euro al metro, mentre la nostra pelle non supera i 60/70 euro. Ma è chiaro a questo punto che per ottenere il giusto riconoscimento dal mercato, dobbiamo prima riuscire a cambiare la percezione del consumatore nei confronti di questa materia prima. Purtroppo bisogna ammettere che negli ultimi vent’anni si è vista tanta “robaccia” spacciata per pelle, in particolare nel settore arredo, e ciò ha danneggiato moltissimo l’immagine della pelle. In tempi di approvvigionamenti difficili, c’è poi il rischio di doversi adattare a grezzi di qualità più bassa. Dobbiamo riuscire a evitare questa deriva e salvaguardare il valore intrinseco del materiale.

– Si parla molto di sostenibilità. Come affrontate la questione?

Noi quest’anno abbiamo ottenuto la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 e stiamo terminando l’iter per la certificazione etica SA8000 e quella sulla sicurezza OSHAS 18001. Peraltro il mercato è molto differenziato: ci sono aree del mondo, come gli Stati Uniti, dove di questi temi si parla tanto, in altre invece la sensibilità è decisamente inferiore. Per quello che è la mia esperienza, al momento non vedo una grande richiesta da parte della clientela. Sono pochissime le griffe che chiedono il white o il chrome-free.
Il gruppo del lusso Kering, cui appartiene il marchio Bottega Veneta, ha però dichiarato di voler utilizzare solo pellami metal-free entro il 2020…
A parte il fatto che il cromo utilizzato in conceria è completamente innocuo, da parte mia sarei felice di cominciare a lavorare solo pelli bianche se il cromo venisse ufficialmente messo al bando. Tuttavia, non credo che ciò accadrà anche perché la varietà di articoli che si ottiene con il cromo per ora non è replicabile con nessun altro prodotto conciante.

– In quale direzione punta la vostra ricerca dal punto di vista tecnologico?

Stiamo spingendo su alcuni fronti molto innovativi in collaborazione con partner chimici, anche al di fuori del nostro settore, ma la strada da fare è ancora lunga e preferiamo non anticipare nulla.

– Lineapelle ha anticipato le date di un mese. Cosa ne pensate?

Sono tanti anni che noi conciatori chiediamo un anticipo delle date e quindi accogliamo con favore la decisione di Lineapelle. Dispiace, tuttavia, che tale decisione arrivi con notevole ritardo rispetto alla nostra richiesta: sebbene la si voglia far passare come un servizio al settore, è solo una guerra tra fiere.

no images were found