Nel corso di Lineapelle, lo scorso 22 febbraio, è stato presentato il Report di Sostenibilità 2021 di Unic – Concerie Italiane. Un rapporto che – come hanno spiegato il vicedirettore Luca Boltri e l’esperta di ambiente Fabiana Orlandi – da 19 anni fornisce uno spaccato dell’impegno della conceria italiana nel perseguire la sostenibilità di prodotti e processi a beneficio dell’intera filiera e del consumatore finale. “Tutti parlano di sostenibilità – ha detto Boltri – ma quello che conta è poterla misurare con dati oggettivi”. Ecco allora che il nuovo bilancio ambientale dell’associazione conciaria riassume gli impatti e i risultati ottenuti dal settore sulla base degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dall’ONU nell’Agenda 2030 e del Green New Deal Europeo, l’ambizioso piano di azione europeo per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.
Diciamo subito che sulla base degli indicatori analizzati a partire dal 2003, l’industria conciaria italiana ha fatto notevoli progressi, in particolare sul fronte del consumo delle risorse con un calo medio dei consumi di energia del 37%, dell’utilizzo di prodotti chimici dell’8% e di acqua del 15%. In calo anche le emissioni di CO2 (-3% rispetto al 2019). L’acquisto di energia da fonti rinnovabili, attestata da certificati di garanzia di origine, nel 2020 ha coperto una quota importante, ben il 72,9%. Le emissioni di CO2 sono diminuite del 3% sul 2019.
Interessante anche il dato sui rifiuti: il 77,4% degli scarti conciari viene recuperato e valorizzato. Nel 2020 la produzione di rifiuti è stata mediamente di circa 1,46 kg per ogni metro quadro di pelli prodotte. Solo una minima parte di questi (il 2,4%) è classificata come pericolosa e riguarda prevalentemente gli imballaggi. I processi di recupero degli scarti conciari sono un interessante caso applicativo di bioeconomia circolare. Dalle biomasse organiche che originano dalla lavorazione della pelle si ricavano idrolizzati che possono avere molteplici applicazioni e reimpieghi in diversi cicli produttivi, dall’agricoltura alla farmaceutica.
Nel report Unic spiega che il 2020 è stato un anno segnato dalla pandemia Covid-19, che ha duramente colpito la conceria italiana, causandone una grave contrazione economica, con cali consistenti in termini di fatturato (-23%), produzione (-16%) ed export (-25%), pur mantenendo sostanzialmente stabile l’occupazione (-0,6%). Ma è stato anche un anno in cui è andata a definirsi una forte accelerazione verso la transizione ecologica e digitale e, quindi, verso il cambiamento necessario per intercettarne gli obiettivi. “La trasparenza e la rendicontazione degli impatti e delle iniziative intraprese, con un approccio che consideri tutta la catena del valore, sono e saranno elementi sempre più strategici nello sviluppo presente e futuro della concia italiana, che ha dimostrato sin qui di essere capace di evolversi in relazione al contesto economico, sociale e culturale in cui opera, ma che è chiamata sempre di più a tenere conto delle mutate esigenze dei portatori di interesse” spiega UNIC.

SFIDE AL 2030

Il modello circolare della conceria italiana è già ad un livello avanzato, in particolare per quanto riguarda il recupero degli scarti di materiale organico, ma può essere ulteriormente incrementato. “Nei prossimi anni, anche in coerenza con gli obiettivi della strategia nazionale per l’economia circolare, sarà importante valutare possibili recuperi e riutilizzi delle acque e identificare un processo di trattamento dei fanghi di depurazione che possa valorizzarne il contenuto sia materico che energetico” spiega il Report.
“Per la transizione ecologica, ma anche per quella digitale, sarà poi centrale il ruolo che giocheranno le sinergie di filiera e la capacità di tutta la catena del valore di mettere a fattor comune ricerca e innovazione. La chimica e la tecnologia, in particolare, giocheranno un ruolo importante nella razionalizzazione dell’uso delle risorse, nell’identificazione di processi di lavorazione innovativi, anche potenziando l’impiego di chemicals bio-based e riducendo l’impiego di sostanze pericolose”.

TENDENZE DI MERCATO
Secondo le prime stime, l’industria conciaria italiana ha chiuso il 2021 con un incremento del 13,2% della produzione e del 22,5% del fatturato sull’anno passato. Bisogna però sottolineare che il 2020 è stato un anno straordinario: in primavera, le concerie hanno dovuto sospendere la produzione durante la prima ondata di Covid19 e nei mesi successivi la domanda ha subìto forti rallentamenti. Dal confronto con i risultati pre Covid 19 emerge invece un persistente ribasso (tra il 5% ed il 20% rispetto al 2019 a seconda degli indicatori economici). Il settore non ha quindi recuperato nel 2021 i livelli pre-pandemici, nonostante appaia sulla buona strada. Una delle maggiori preoccupazioni recenti sono i prezzi delle materie prime, cioè pelli grezze (cresciute in media del 20% nel 2021, con punte anche superiori al 50%), prodotti chimici e energia. Ad essi si affiancano i rialzi dei servizi, come depurazione e logistica. Il rischio concreto è che possa inibire pesantemente tempi e intensità del recupero, con conseguenze anche gravi sulla sostenibilità finanziaria.

Nella foto, Luca Boltri e Fabiana Orlandi di UNIC