ICEC è l’Istituto italiano di Certificazione per l’area pelle nato nel 1994 su iniziativa dell’associazione conciaria italiana che grazie all’elevata competenza oggi opera anche fuori dai confini nazionali. Le Certificazioni proposte da ICEC sono di vario tipo: ambientali, etico-sociali, economiche e di prodotto. Tra queste ultime la tracciabilità delle materie prime a monte della conceria è oggi una delle certificazioni più ambite. Ne parliamo con il direttore, Sabrina Frontini.

Cosa significa tracciabilità delle pelli e qual è il trend di richiesta di questo tipo di Certificazione?
“Per tracciabilità si intende avere informazioni documentate e verificabili sui paesi di origine, ovvero macello ed allevamento degli animali da cui provengono le pelli grezze o semilavorate che le concerie lavorano. La richiesta di certificazioni di tracciabilità, che ICEC eroga attraverso gli schemi TS410/412 è in costante crescita. Ogni anno il trend di crescita di tale certificazione vede le cifre dei numeri dei certificati rilasciati raddoppiare. Attualmente è la certificazione più richiesta dal mercato”.

Sabrina Frontini

In questo tipo di richieste, quanto pesa la spinta dei brand della moda che chiedono una supply chain sempre più trasparente?
“La spinta dei brand è di primaria importanza per determinare su quali e quanti temi le concerie devono dare garanzie, dimostrando così trasparenza in tutte le attività svolte. Di conseguenza le concerie per dare risposta ai propri clienti scelgono di certificarsi secondo schemi riconosciuti dal mercato.
Però va sottolineato che sono anche le stesse aziende della supply chain a volere essere più trasparenti nella fornitura dei prodotti e servizi. Pertanto intraprendono attivamente e volontariamente percorsi di miglioramento e certificazioni con risultati che sono poi assolutamente apprezzati dai clienti”.

Ci può dire quante sono le concerie che l'hanno già ottenuta e quante procedure sono ancora in corso?
“Attualmente le certificazioni di tracciabilità rilasciate da ICEC secondo gli schemi ICEC TS 410/412 sono già 45 e circa 20 aziende, italiane e straniere, hanno già presentato la richiesta di certificazione”.
 
Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano lungo il percorso di certificazione?

“Per questo schema la criticità maggiore è reperire le informazioni documentate e verificabili in una filiera che spesso non è organizzata per fornirle, o semplicemente le vuole mantenere riservate. Difatti nomi di macelli ed allevamenti ove disponibili sono informazioni sensibili da un punto di vista commerciale, che gli attori della filiera tendono a proteggere. La certificazione in questo senso aiuta perché le informazioni sono viste e valutate dall’Ente di Certificazione che poi le mantiene riservate. Ai brand/clienti viene dato un certificato che indica attraverso un rating la quantità e qualità delle informazioni di origine verificate, ma senza rendere pubbliche informazioni a carattere riservato. In futuro abbineremo anche delle schede prodotto che a seconda dell’origine indicheranno anche le tipologie di legislazioni applicate a tutela ad esempio del benessere animale o dell’ambiente”.

Quali sono i tempi e i costi della Certificazione?
“La certificazione di tracciabilità comporta verifiche annuali. E’ una certificazione di prodotto, e la durata di una verifica annuale è mediamente di mezza giornata di lavoro in azienda dedicata a controllare quantità e qualità delle informazioni raccolte, e requisiti di sistema previsti dagli standard.
Per i costi è preferibile rivolgersi ad ICEC per avere il preventivo, ma non sono assolutamente proibitivi, vista la durata contenuta della verifica”.

Che ruolo svolge ICEC nel progetto  europeo UNECE per incrementare la trasparenza delle catene di fornitura?
“ICEC partecipa insieme ad UNIC,  Cotance e molte altre parti interessate al progetto UNECE per migliorare la trasparenza e la tracciabilità della filiera della pelle. Si tratta di un progetto di portata mondiale in cui crediamo molto. Il nostro è un ruolo molto attivo e anche di supporto nel fornire esperienza e dati. E’ un lavoro continuativo che ci vede impegnati in incontri, webinar, e molte iniziative che vengono proposte al gruppo di esperti di cui ICEC fa parte dall’inizio del progetto”.