In una nuova nota stampa che segue quella del 10 marzo scorso, UNPAC-Unione italiana dei produttori di ausiliari conciari torna a spiegare le dinamiche rialziste che stanno interessando la filiera di approvvigionamento delle materie prime chimiche. “Purtroppo – commenta la segreteria dell’assocazione – temiamo che la situazione non si risolva nel breve periodo, ingenerando tensioni tra gli attori della filiera, a discapito di una crescita qualitativa che da sempre ha corroborato il saper fare di conciatori e aziende chimiche. Siamo sicuri che una presa di coscienza effettiva di quanto realmente sta avvenendo sui mercati della chimica fine e specialistica, induca ad una concertazione commerciale e tecnica, a salvaguardia di equilibri e accordi cementati in anni di leali e durature relazioni imprenditoriali”.


La nota UNPAC del 24 marzo 2021


Negli ultimi mesi le industrie hanno dovuto fare i conti con una fiammata dei prezzi delle materie prime e, per alcune di esse, anche con enormi difficoltà di approvvigionamento, se non addirittura con mancanza di disponibilità sui mercati.
Alcuni settori sono stati particolarmente colpiti dalla crisi in atto: tutto il settore tessile?abbigliamento, la concia, ma anche l’automotive e alcune parti della meccanica hanno subito duramente il lockdown, e la contrazione di questi mercati ha avuto ripercussioni importanti sulle imprese fornitrici di ausiliari e formulati chimici destinati a queste applicazioni.
Ad accrescere i costi anche i trasporti e i contenitori per il confezionamento e il trasporto: la motivazione principale degli aumenti del costo delle materie prime di nostro interesse è data dalla ripresa della domanda industriale da parte di Paesi per i quali la ripartenza è già una realtà, prima fra tutti la Cina; ma il problema sta anche nella riduzione dell’offerta, a causa di guasti o fermate in alcuni impianti petrolchimici e di produzione di sostanze chimiche di base e intermedi in varie aree, nello specifico Europa, Asia e Medio Oriente.
Attualmente le quantità a disposizione sui mercati internazionali sono nettamente inferiori alla richiesta, e quindi accade spesso di non riuscire a reperire materie prime necessarie alla produzione, in quanto la petrolchimica sta costantemente riducendo le quantità disponibili.
Questi fattori hanno comportato difficoltà di programmazione e inevitabili aumenti di costo per fronteggiare la situazione, costringendo le imprese ad adottare misure di gestione più elastiche e versatili per assorbire questi cambiamenti e non esserne sopraffatte.
Ma questo non è bastato, perché la legge del mercato rialzista è guidato dalla domanda e non dall’offerta, e l’offerta delle materie prime non raggiunge attualmente la domanda, generando di fatto un loop che si tramuta in un tritacarne in tutti quei mercati dove l’offerta rincorre una domanda più alta senza riuscire a recuperarla, e questo causa pressioni inflazionistiche da parte della domanda stessa, anche per il petrolio. Inoltre, le materie prime sono strettamente connesse alla crescita della domanda, e il buon andamento del mercato americano, e in particolare di quello cinese, ha drenato molto la disponibilità di materie prime.
Per tornare alle dinamiche che interessano il nostro settore, al pari del grezzo o delle pelli in blue o in white, occorre assolutamente assumere la consapevolezza che anche i prodotti chimici sono una materia prima, non solo per le aziende chimiche ma anche per le concerie, e questo comporta un doveroso confronto tra le aziende della filiera, non nascondendosi il fatto che questa situazione potrebbe non essere di transizione temporanea.
Dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che sarà fondamentale per la ripresa la propensione allo sviluppo di progetti legati alla sostenibilità (non solo ambientale, ma anche etica e sociale), che sarà un driver di innovazione in relazione anche alle scelte politiche delle Autorità europee (Green New Deal, Chemical Strategy for Sustainability) e ai numerosi capitolati privati sempre più richiesti dai settori clienti.
Le imprese del settore chimico, come noto, già da metà dello scorso anno, si sono trovate a subire aumenti generalizzati dei prezzi delle materie prime, ma dall’autunno scorso si è assistito a una crescita impetuosa di costi che ancora non accenna a rallentare, e che riguarda anche una serie di intermedi e specialità di interesse per il nostro settore.

Dalla lecitina, all’olio di colza, ai solventi, alle resine incluse quelle base acqua, agli isocianati, agli acetati, ai glicoli, ai pigmenti, al metanolo, all’urea, alla melanina, gli incrementi di prezzo medio superano in molti casi il 100%, per acetato di butile e metossipropanolo i rincari sono attorno al 200%, solventi come l’acetone e l’acido acrilico in alcuni casi hanno quadruplicato il loro prezzo; ciliegina sulla torta la carenza di acido formico per esplosione in un impianto in Germania.
A questo si aggiunge un forte incremento dei prezzi dei noli marittimi che sono addirittura quintuplicati.
Una tempesta perfetta, il cui risultato è una marginalità troppo bassa, che mette a repentaglio gli equilibri di bilancio delle imprese a monte e a valle del prodotto finito, di fatto concerie e aziende chimiche, che si trovano sulla stessa barca, o meglio, sulla stessa traballante zattera.
In questo momento, più che mai, rinvigorendo lo spirito di coesione di filiera, aziende chimiche e concerie devono collaborare per attenuare gli effetti negativi delle dinamiche rialziste, per continuare a perseguire gli ambiziosi progetti di sviluppo già in atto.
E non vogliamo toccare il tasto dolente, ormai endemico, degli assurdi costi di analisi e registrazione degli ausiliari conciari, ai quali le aziende chimiche sono praticamente obbligate a sottoporsi per soddisfare capitolati privati, per permettere alle concerie di continuare a essere propositive e sostenibili nei confronti dei propri clienti.
A questo si aggiunge il continuo incedere delle registrazioni REACH, per il quale si profila all’orizzonte anche lo “spauracchio” polimeri.

L’assurdo, se vogliamo prenderne atto, è il fatto di dover pagare per poter produrre, leggasi registrazioni REACH delle matrici chimiche, che al momento sono un costo per le sole aziende europee, e questo lo abbiamo assimilato, ma anche di dover pagare per poter vendere, leggasi registrazione su piattaforme private per rispettare le varie MRSL, per ottenere non si sa cosa.
Ma il fatto inquietante di tutto ciò, oltre a creare frizioni nella filiera per la parte economica, è che le aziende chimiche pagano fior di quattrini per far effettuare analisi dei propri ausiliari da laboratori che usano metodi interni senza darne evidenza, o per essere sottoposti ai vari audit, e questo vale anche per le concerie, per essere certificate conformi a vario titolo, “level” o “patacca” (leggetelo e interpretatelo come volete, tanto sappiamo benissimo di cosa si parla).
Di fatto, si fanno pagare per venirci a dire che siamo in regola, informandoci che rispettiamo il REACH, che siamo certificati con le varie norme ISO 9001 – 14001 – 45001, che ben conosciamo i nostri fornitori, che questo non lo puoi usare ma devi usare quello… Peccato solo che non sappiano fare le pelli.

A cura dell’ Osservatorio Mercati UNPAC