Chimici del cuoio riuniti a Chiampo in occasione del  42° Convegno nazionale AICC per confrontarsi sui temi della ricerca e dell’innovazione. In primo piano la sperimentazione di nuovi agenti concianti, le normative, la depurazione e la formazione

Grande partecipazione di pubblico all’ultimo convegno nazionale organizzato dai chimici del cuoio di AICC nel distretto conciario veneto il 7 novembre scorso per parlare di “Impegno verso la sostenibilità della filiera del cuoio”.

Circa 190 gli ospiti che hanno affollato l’Auditorium del comune di Chiampo, in provincia di Vicenza, per conoscere  gli ultimi sviluppi e capire in quale direzione si muove la ricerca del settore.

A fare gli onori di casa il sindaco di Chiampo Matteo Macilotti, che si è congratulato con la categoria («E’ dalla vostra capacità di innovare che dipende il successo di questa valle» ha detto il primo cittadino) ricordando anche la sfida che alcune firme della moda hanno recentemente lanciato al settore, ovvero la volontà di utilizzare presto solo pelli metal-free per confezionare i loro prodotti di lusso.

Coordinato da Gilberto Adami, il convegno AICC è entrato nel vivo con la relazione di Jürgen Christner di TFL presentata da Mauro Magnaguagno, dal titolo “Pelle – un materiale sostenibile” nella quale si è descritto lo stato dell’arte del settore, evidenziando in particolare la posizione critica del conciatore, schiacciato da costi crescenti per lo smaltimento, normative sempre più restrittive e listini di vendita imposti dai marchi di prodotto finito.

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Ma ora occorre reagire con più coraggio: «Dobbiamo vendere la pelle con orgoglio: i prezzi devono rispecchiare gli sforzi fatti perché la pelle è un materiale sostenibile e ha un futuro davanti a sé» ha detto l’esperto di TFL.

Claudio Bortolati (Letex, Gruppo GSC) e Marco Frediani (KLF Tecnokimica) hanno quindi presentato un lavoro comune realizzato in ambito UNPAC dal titolo “Pelli metal free. Realtà attuale e sviluppo tecnologico”. Uno studio che ha fatto il punto della situazione sulla tematica riguardante i metalli pesanti presenti nei coloranti e nei prodotti di rifinizione e di conseguenza gli effettivi limiti nella realizzazione di pelli metal-free colorate e rifinite, così come la reale sostenibilità delle norme attualmente vigenti in questo specifico ambito. I due esperti hanno sollecitato la partecipazione di stilisti e firme della moda ad un tavolo di lavoro coordinato da UNPAC proprio su questi temi.

La relazione più inaspettata e curiosa è stata senz’altro quella di Marco Nogarole di IKEM che ha parlato di un “Nuovo pre-conciante organico da fonti rinnovabili” realizzato partendo dalla vinaccia, un sottoprodotto derivante dai processi di vinificazione e distillazione di scarso valore economico. Il processo, ancora in fase sperimentale, ha dato risultati molto incoraggianti, in particolare per la realizzazione di articoli morbidi con grana che presentano una buona lavorabilità, alta resistenza alla luce e al calore, buona resistenza a trazione e strappo. «La concia “wet-wine” è un processo semplice ed economico, tecnicamente sostenibile ma dobbiamo fare ancora molte prove e testare altri articoli» ha spiegato Nogarole. 

Di cromo ha invece parlato il responsabile del depuratore di Arzignano, Daniele Refosco, che ha raccontato come, a dispetto degli obiettivi, negli ultimi due anni il contenuto di cromo nell’impianto veneto sia aumentato così come i quantitativi di cloruri e solfati. «I nostri sforzi sono inefficaci e sterili se manca la collaborazione con le imprese e gli addetti ai lavori» ha detto Refosco.

Molto interessante la relazione di Giulio Piccin di AKU Italia, calzaturificio specializzato nella produzione di scarpe outdoor e  trekking, che ha raccontato l’approccio sistematico alla sostenibilità adottato dall’azienda veneta che già collabora con le concerie del Gruppo Dani e con Corichem. Un percorso virtuoso che ha prodotto interessanti risultati economici: «La nostra prima collezione ecologica ha permesso un aumento di  fatturato del 10%» ha riferito Piccin.

Della necessità di “Un accordo di filiera per valorizzare la pelle, senza scarti” ha parlato il professor Paolo Gurisatti che ha evidenziato la necessità di mettere in piedi una squadra di lavoro ed un progetto di ricerca ambizioso ed integrato che coinvolga tutti i soggetti per trasformare la Valle del Chiampo «da discarica a miniera».

Quando si parla di ricerca non si può non parlare anche di formazione. In particolare, come hanno ricordato i professori Mirco Crestani e Antonio Fabris, l’Itis Galilei di Arzignano l’anno prossimo festeggerà i 50 anni dei suoi primi diplomati e sta preparando una mostra che ne racconti la storia dalla fondazione a oggi. Nuovissima invece è la scuola di pelletteria aperta a Chiampo che propone percorsi triennali per “operatori delle lavorazioni artigianali”.

Il convegno di Chiampo si è chiuso infine con l’intervento del presidente Gianluigi Calvanese che ha posto l’attenzione sull’esigenza della qualità per mantenere la leadership sul mercato, passando anche per la concia sostenibile:  «La ricerca deve fare da traino a tutto il settore».