Prima fiera della moda a tornare al formato fisico dopo l’emergenza sanitaria, Pitti Uomo chiude con un bilancio soddisfacente la sua 100esima edizione svoltasi dal 30 giugno al 2 luglio alla Fortezza da Basso di Firenze. Le presenze registrate sono state circa 6mila, di cui oltre 4mila i buyer, con una percentuale complessiva di compratori esteri di poco inferiore al 30%, tutti intervenuti per la fiera dedicata alla moda maschile cui si è affiancato anche Pitti Bimbo. In mostra le nuove proposte maschili di 338 brand (tra cui molte calzature) che hanno partecipato sia in Fortezza sia sulla piattaforma digitale Pitti Connect.
Oltre che dai Paesi europei (Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Austria, Olanda, Belgio, Russia, Polonia, Grecia e Portogallo in testa), sono arrivati compratori dagli Stati Uniti, come testimonia la presenza di noti department store come Bergdorf Goodman e Neiman Marcus, da Canada e Turchia, e hanno partecipato anche i rappresentanti europei dei principali department store e gruppi retail asiatici.
Tutto considerato, dunque, una fiera di segno positivo, sia pure lontana dai numeri eccezionali pre-pandemia, durante la quale si è fatta sentire la voglia di tornare a confrontarsi di persona e la determinazione degli operatori a guardare avanti con ottimismo.
Quanto alla congiuntura, il bilancio settoriale della moda uomo archivia una flessione del turnover pari al -19,5 per cento. Il giro d’affari cala a 8,1 miliardi di euro, perdendo quasi due miliardi nei dodici mesi. Nonostante tutto, l’export ha mantenuto il suo ruolo strategico per la moda maschile italiana concorrendo al 71,7% del fatturato. Su base annua, tuttavia, le esportazioni di settore cedono il -16,7%, passando a 5,8 miliardi di euro (1,1 miliardi in meno in un anno). Per quanto concerne il mercato interno, con riferimento all’anno solare 2020, gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie italiane residenti presentano un deterioramento contabilizzato nel -30% secondo le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di Smi.
Fortunatamente il 2021 si è aperto con qualche segnale di ripartenza e soprattutto di ritrovato favore da parte dei mercati internazionali.  Tra gennaio e febbraio 2021 le vendite estere hanno registrato ancora una variazione del -19,5%, ma è stato il mese di marzo a segnare il rimbalzo. Rispetto al marzo dello scorso anno (in cui si ricorda si era però avviato il primo lockdown a partire dal giorno 9), l’export cresce del +45,4% (+183,7 milioni in valore assoluto).