Tracciare l’origine dei materiali utilizzati lungo la catena di fornitura, comprese le pelli, è il nuovo diktat dei grandi gruppi del fashion che impongono ai propri fornitori l’adozione di standard precisi in termini di provenienza delle materie prime, benessere degli animali, sicurezza dei prodotti chimici, gestione ambientale e così via. Il gruppo Kering, ad esempio, si è dato l’obiettivo di rendere trasparente il 100% della sua supply chain entro il 2025 e chiunque lavori con uno dei suoi brand deve conformarsi ai suoi severissimi protocolli.
Per le concerie diventa quindi indispensabile poter garantire a clienti e consumatori finali la sostenibilità delle fonti, che significa implementare un sistema di tracciabilità o quanto meno recuperare informazioni attendibili sui propri approvvigionamenti di pelli grezze. Reperire le informazioni relative alle attività di allevamento e macellazione è difficile anche perché ancora manca un vincolo normativo come quello che impone la tracciabilità completa di ogni animale per la filiera alimentare. Ma indirettamente ci si può arrivare. “I documenti commerciali obbligatori, che accompagnano i sottoprodotti europei di origine animale, e i certificati sanitari per quelli provenienti da paesi terzi, consentono comunque nella quasi totalità dei casi di risalire al luogo di abbattimento dell’animale, per ogni singolo lotto di pelle” spiegano da UNIC – Concerie Italiane. L’impegno delle concerie più attente passa quindi attraverso la selezione di fornitori affidabili, l’adozione di sistemi innovativi per tracciare le pelli e la diffusione di certificazioni volontarie che garantiscano alla clientela l’adozione delle best practice.
Anche a livello europeo le cose si stanno muovendo ai livelli più elevati. E’ partito da poco un progetto europeo per creare una piattaforma di tracciabilità per l’industria della moda, della calzatura e della pelle. Un’iniziativa che parte dalla consapevolezza che l’industria del fashion è tra le più inquinanti del mondo e che migliorare la trasparenza della sua supply chain contribuirà ad accelerarne la trasformazione in un modello produttivo più sostenibile, etico e circolare. Come spieghiamo in un articolo che trovate nelle pagine successive, l’idea di fondo è che una catena di approvvigionamento più controllata e sicura contribuirà ad abbassare l’impatto ambientale ma anche a contrastare le violazioni delle leggi sul lavoro e dei diritti umani, e persino la contraffazione.
Inoltre, Cotance e UECB, le federazioni che rappresentano rispettivamente la concia e la zootecnia europea, recentemente hanno avviato un progetto di collaborazione che prevede di lavorare su due direttrici. La prima è il benessere animale, per il quale l’Europa è già leader in termini di legislazione, norme e best practice. La seconda è proprio la tracciabilità con l’obiettivo iniziale di mappare i sistemi di certificazione e audit disponibili nella catena del valore della zootecnia, per capire come questi si colleghino al tracking delle pelli.
In questo Speciale dedicato alla tracciabilità delle pelli abbiamo dato voce ad alcuni attori della catena di fornitura, dalle concerie ai brand, dai centri di ricerca agli istituti di certificazione, per capire lo stato dell’arte del settore sul tema.

Un’immagine della soluzione di tracciabilità delle pelli sviluppata dal francese CTC