Il recente summit sul clima organizzato dal Presidente Joe Biden è stata l’occasione per comunicare al mondo intero l’impegno degli USA a tagliare le emissioni di gas ad effetto serra (GHG) tra il 50 e il 52% entro il 2030, cancellando così l’immagine di un Paese fino a pochi mesi fa chiuso in posizioni retrograde e conservatrici sul cambiamento climatico.
Un impegno che si affianca a quello europeo di tagliare le emissioni del 55%, sempre entro il 2030. Difficile non vedere in questi numeri la fase di profonda trasformazione che la nostra società ed economia è destinata ad attraversare in questo decennio.
Un cambio epocale che le aziende dovranno affrontare muovendosi nel mezzo tra l’inevitabile evoluzione di una normativa cogente destinata ad essere sempre più esigente e le opportunità che si apriranno a chi saprà adottare prontamente gli strumenti volontari che il mercato riconoscerà in modo premiante.
Prendiamo, ad esempio, la quantificazione delle emissioni di GHG di un’organizzazione. Questa è già stata introdotta come obbligo in Francia con la legge Grenelle 2, la cui logica sta per essere recepita a livello Ue con la revisione della direttiva NFRD, ma per molte aziende si è già trasformata in una pressante richiesta dei propri principali clienti.
Si è così chiamati ad adottare la UNI EN ISO 14064-1, il riferimento riconosciuto a livello internazionale per il calcolo delle emissioni di GHG di un’organizzazione. Emissioni che debbono essere intese in un’ottica estesa di responsabilità, non limitata a quelle dirette di GHG, rilasciate dai camini presenti all’interno dei confini della propria azienda. A queste, conosciute come emissioni di Scope 1, si aggiungono quelle indirette generate nella produzione a distanza dell’energia elettrica consumata dalla propria azienda (Scope 2), e potenzialmente tutte le altre emissioni indirette di GHG (Scope 3). 

Il disegno raffigura le  emissioni aziendali dirette  (Scope 1) e quelle indirette (Scope 2 e 3)


La recente revisione del 2018 della UNI EN ISO 14064-1 ha introdotto un maggiore dettaglio nelle emissioni GHG di un’azienda, esplodendo i 3 Scope sopra indicati in 6 Categorie. 

Sono sei le categorie di emissioni GHG da considerare per misurare la CFO


Per dare maggiore credibilità a livello di mercato al proprio inventario GHG, spesso chiamato anche Carbon Footprint di Organizzazione (CFO), è possibile anche sottoporlo ad una verifica di parte terza accreditata e arrivare addirittura a registrarlo su Carbon Footprint Italy, il registro nazionale delle aziende che hanno avviato un percorso di carbon management.
Tra queste vi è GSC Group SpA, azienda che produce prodotti chimici e ausiliari per le concerie e che ha reso visibile i dati della CFO a tutti i propri clienti.

La scheda di GSC Group nel registro nazionale Carbon Footprint Italy
Il QR code che rimanda alla pagina GSC Group del registro


La naturale evoluzione di questo percorso è l’individuazione dei punti più significativi in cui sono generate le emissioni GHG, per individuare dove indirizzare con maggiore efficacia i propri sforzi di riduzioni delle emissioni. È questo il modo migliore per dare risposta alle pressanti, anche se non ancora vincolanti, richieste dei propri clienti, prima che si trasformino in obblighi cogenti da parte della Commissione e dei governi nazionali europei, impegnati a loro volta a coinvolgere il tessuto sociale ed economico nel dimezzamento delle emissioni GHG entro il 2030, sottoscritto con il Green Deal.

A cura di Daniele Pernigotti

GLOSSARIO

CEN: Ente di normazione europeo. Ha un Comitato Tecnico (CEN/TC 467) dedicato al cambiamento climatico.

CFO: Carbon Footprint di organizzazione. Detto anche Inventario GHG di organizzazione, è la somma delle emissioni di GHG generate in ottica di responsabilità estesa lungo la filiera.

GHG: Greenhouse gas, o gas ad effetto serra. Esempio di GHG sono l’anidride carbonica (CO2) e il metano (CH4) e il protossido d’azoto (N20), oltre ad una serie di altri gas di sintesi.

ISO: Organizzazione internazionale di normazione con sede a Ginevra. È strutturata in numerosi Comitati Tecnici (il TC 207 gestisce la normativa di gestione ambientale) e vi partecipano i vari Enti di normazione nazionali, l’UNI per l’Italia.

NFRD: Non-Financial Reporting Directive. Direttiva dedicata alla rendicontazione non finanziaria che includono informazioni sulle emissioni GHG. Attualmente in fase di revisione.

SBTi: Science Based Target inititative. Programma volontario dedicato alle imprese interessate ad adottare obiettivi di riduzione delle proprie emissioni GHG in linea con gli obiettivi di Parigi.

UNI: Ente di normazione italiano. Ha un gruppo di lavoro (CT 4/GL 15) dedicato al cambiamento climatico.

AEQUILIBRIA
Aequilibria Srl è una società di consulenza leader a livello internazionale sul carbon management, confermata anche dalla recente nomina del suo Amministratore Unico, Daniele Pernigotti, a coordinatore del Comitato Tecnico europeo del CEN sul cambiamento climatico (CEN/TC 467), che si somma alla guida dell’omonimo gruppo nazionale dell’UNI e di molti altri gruppi a livello ISO.
Aver rappresentato l’Italia nel gruppo ISO che ha sviluppato la ISO 14064-1 ha portato ad una profonda conoscenza della norma anche negli aspetti interpretativi di maggiore dettaglio, a cui si somma l’ampia esperienza di Aequilibria nell’implementazione di questo strumento nelle aziende, con un focus particolare lungo l’intera filiera della pelle.
Aequilibria ha anche maturato importanti esperienze nell’implementazione del SBTi, il principale strumento riconosciuto a livello internazionale per le aziende interessate a definire obiettivi di riduzione delle emissioni GHG in linea con l’Accordo di Parigi, anche se adottato al momento in Italia solo da poche decine di aziende.


Per informazioni visitare il sito www.aequilibria.com o scrivere a ernesto.pistoni@giuliana.eu

L’elenco delle imprese interessate ad adottare obiettivi di riduzione delle proprie emissioni GHG in linea con gli obiettivi di Parigi sulla base del programma volontario SBTi