Un convegno internazionale a Lineapelle ha fornito l’occasione per presentare i risultati di una ricerca Euromedia sulla percezione della pelle italiana da parte dei consumatori del lusso

Qual è la percezione del valore della pelle da parte dei consumatori internazionali del lusso e in particolare cosa significa pelle italiana? A queste domande ha cercato di rispondere una recentissima ricerca web realizzata da Euromedia per conto di Lineapelle, presentata in occasione del convegno “La pelle che vorrei, desideri dal mondo” organizzato a Bologna lo scorso 11 marzo.

La nostra categoria è continuamente sotto attacco da parte di organizzazioni animaliste o verdi che diffondono messaggi negativi e scorretti. Abbiamo sentito quindi il bisogno di confrontarci direttamente con chi acquista i manufatti realizzati con le nostre pelli, prodotte rispettando le più severe regole ambientali e a partire da un sottoprodotto che è uno scarto dell’industria alimentare. Ricordo inoltre che la legge sulla tracciabilità delle pelli, e sull’origine dei prodotti in generale, a tutela del consumatore, è tuttora bloccata a Bruxelles.

– ha spiegato il direttore dell’Unione conciaria italiana, Salvatore Mercogliano, all’apertura dei lavori.

Coordinata da Alessandra Ghisleri, la ricerca è partita dall’analisi dello scenario internazionale dal punto di vista economico e del mercato del lusso in particolare. Un mercato, quello dell’alto di gamma, che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 70% e che, nel 2013, ha raggiunto quota 330 milioni di consumatori (di cui 90 milioni situati in Nordamerica e 50 milioni in Cina) per una spesa totale di 217 miliardi di euro (+2%) nel quale gli accessori in pelle pesano per il 28%. Ogni anno, inoltre, il mercato del lusso cresce di almeno dieci milioni di nuovi consumatori. L’analisi ha preso in considerazione fonti in lingua italiana, inglese, francese, tedesca, russa, cinese e giapponese. I canali monitorati sono stati i social network, i forum, i blog.
Ma cosa cercano questi nuovi ricchi nei manufatti in pelle?

Qualità e artigianalità sono valori richiesti dai consumatori in tutti i mercati, sia in quelli maturi che in quelli emergenti. L’approccio verso il lusso cambia invece radicalmente da Paese a Paese.

– ha spiegato Ghisleri.

Il Giappone, ad esempio, è un mercato maturo dove i brand hanno perso importanza a favore di una maggior attenzione verso i valori qualitativi intrinseci del prodotto, mentre in Cina il lusso ha ancora una valenza sociale di ostentazione del successo raggiunto e quindi la riconoscibilità del marchio sul prodotto riveste ancora grande importanza.

Un dato è però risultato trasversale:

La pelle made in Italy è un valore riconosciuto universalmente sia quando riveste manufatti di moda che pezzi d’arredo o interni di automobili.

– ha detto la ricercatrice.

A commentare la ricerca sono stati chiamati esponenti della cultura, della moda e dell’industria: la scrittrice americana Rachelle Bergstein, il manager turco Burak Celet (Desa Deri), la sociologa Monica Fabris, il designer brasiliano Ronaldo Fraga, l’imprenditore cinese Yang Jun, lo stilista giapponese Kei Kagami, la giornalista russa Galina Kuznetsova e l’imprenditrice turca Ruken Mizrakli (Gunduz Kurk). In chiusura è intervenuta anche la modella e conduttrice televisiva italiana Elisabetta Gregoraci che ha parlato delle sue ultime esperienze professionali e confidato una smodata passione per la moda e lo shopping.

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