La Design Week milanese si è appena conclusa con i soliti toni trionfalistici. Anche quest’anno il Salone del Mobile e gli eventi del Fuorisalone sono stati letteralmente presi d’assalto da orde di operatori e appassionati. Il solo Salone ha registrato più di 380mila presenze ed un incremento a due cifre. I dati ci dicono che a trascinare il numero dei visitatori sono state le presenze dall’Asia, con Cina in testa, ma anche il ritorno della Russia, segno dell’interesse per l’arredamento italiano in continua crescita. Bene anche la presenza di Germania e Francia, con in più la sorpresa Brasile che torna nella top ten e che, insieme agli USA, fa ben sperare l’intero settore.

Per quanto riguarda l’impiego della pelle del settore arredamento, possiamo dire senza tema di smentita che alla Design Week 2019 di pelle se ne è vista davvero molta, senz’altro di più rispetto al passato. Vuoi per i bassi costi del grezzo che fanno diminuire il gap di prezzo con i tessuti di qualità, vuoi per l’appeal di lusso confortevole che il materiale porta con sè, quest’anno la pelle si è vista ovunque dentro gli stand e gli showroom dei maggiori brand. E non solo per sistemi di seduta o testiere di letti ma anche, sempre più spesso, come rivestimento di tavolini, comodini, interni di armadi. Quanto agli aspetti, torna di prepotenza il nabuk mentre si conferma la predilezione dei designer per gli effetti naturali e imperfetti della concia al vegetale proposti in tutta la gamma dei bruciati con punte di senape, arancio e azzurro. Un tema di grande attualità è anche la pelle intrecciata, che si è vista declinata su qualsiasi superficie.

Quanto alle tendenze generali, gli esperti sottolineano che le produzioni di design 2019 ci pongono di fronte a due ipotesi contrastanti: da un lato persiste un’idea di comfort e di lusso, sovente mediata dagli anni ‘50.  Dall’altro lato si delinea chiaramente un nuovo valore attribuito all’imperfezione e a tutti processi artigianali (artigianato è senz’altro una delle parole più citate in assoluto). E in questo quadro la pelle può giocare un ruolo di assoluta protagonista, cosa che lascia ben sperare per il futuro del settore. Un’unica dimensione pare accomunare le due tendenze ed è il ricorso all’oro. Tutte le sfumature del prezioso metallo sono consentite: dall’ottone invecchiato al luccicore più deciso, dalla foglia stesa a mano alle verniciature da carrozzeria, l’importante è che di oro si possa parlare.

Come già da qualche anno, il percorso di scavo all’interno degli archivi delle grandi case d’arredamento alla ricerca di pezzi storici, prosegue la sua corsa come tendenza assolutamente dominante. Le griffe più importanti hanno proposto riedizioni dei pezzi storici, dalla poltrona in pelle per antonomasia di Poltrona Frau, che è stata rivista nelle dimensioni e nell’ergonomia, al famoso “Sacco” infome di Zanotta che quest’anno compie 50 anni.

 

Bisogna rilevare che, se la dimensione degli arredi da interni non appare in forte incremento, indubbiamente lanciatissimo è il settore dell’outdoor. Aziende leader nella produzione dell’imbottito, come Flexform, ora propongono intere collezioni da esterno.  Un altro tema di cui si parla sempre di più anche in questo settore è quello della sostenibilità che sembra destinato ad essere il driver dei prossimi anni.

 

Andamento positivo per l’arredo italiano

Nel 2018 la produzione complessiva della filiera italiana del legnoarredo si attesta a 42,6 miliardi di euro, pari a un incoraggiante +1,8% sull’anno precedente. Il rallentamento dell’economia italiana che sta portando le stime sul PIL intorno allo zero non ha quindi frenato la ripresa del settore avviata dal 2015 e proseguita nel biennio successivo, sebbene le incertezze sul futuro, soprattutto oltre i confini italiani, preoccupano le imprese italiane del legnoarredo.

Il sistema arredamento segna un +2% in termini di fatturato alla produzione, attestandosi a circa 16,4 miliardi di euro. Il 51% della produzione è destinata all’export: Francia e USA prime destinazioni, avendo questi ultimi superato la Germania e segnato + 9,6% rispetto al 2017. Segnali positivi anche dal mercato nazionale (+1,8% la produzione destinata al mercato interno) dove cresce la GDO che, oltre a una quota significativa della produzione italiana, veicola anche gran parte dei beni importati (import +5%).

La Cina, che nel 2017 è stato il mercato più dinamico per le esportazioni italiane con una crescita costante a due cifre, nel 2018 si è “tranquillizzato” mantenendo il settimo posto tra i mercati della filiera legnoarredo e la seconda piazza (dietro gli USA) considerando i Paesi extra Ue. Per quanto riguarda il sistema arredamento il gigante asiatico si posiziona in quinta posizione con una crescita del 4,6%.

Sono ancora i mercati “maturi” ad assorbire la quota prevalente dei prodotti della filiera legnoarredo: circa un quinto dei beni esportati hanno destinazione Francia (primo mercato con circa 2,5 miliardi di euro) e Germania (secondo con oltre 1,8 miliardi di euro); seguono Regno Unito (quarta posizione in flessione), Spagna (salita al sesto posto). Gli USA, primo mercato extra-UE, sono al terzo posto con quasi 1,5 miliardi di euro pari a un incremento del 6,2%, più indietro Svizzera (quinto) e Cina (settimo).

La Russia è ancora penalizzata dalle sanzioni che rendono difficile il mantenimento di rapporti stabili: nel corso del 2018 l’andamento del nostro export ha subito continue oscillazioni fino ad attestarsi a un -3,1% complessivo.

Gli USA rappresentano il principale importatore a livello mondiale di arredamento e l’Italia è al primo posto tra i fornitori europei di arredamento. Le politiche dell’amministrazione Trump verso il commercio internazionale e la minaccia di adozione sistematica di misure protezioniste influenzeranno sicuramente l’andamento delle vendite nel mercato americano (ma anche verso i Paesi che oggi basano la loro economia principalmente sugli scambi con gli USA); un fattore positivo potrebbe però essere rappresentato dalla politica fiscale espansiva che porterebbe a un aumento dei consumi degli statunitensi.