Purtroppo anche il settore arredamento, al netto di alcune nicchie, è in calo. Dopo il Salone del Mobile del 2018, che aveva fatto ben sperare, si è assistito, in realtà, a un rallentamento del comparto.

Sintetizza così la situazione Aldo Donati, titolare di Conceria Ausonia, che individua nell’instabilità a livello mondiale, e soprattutto nelle paure legate alla ‘guerra dei dazi’, la causa del blocco delle produzioni di molti marchi. Per non parlare del mercato immobiliare ancora debole, che riflette le sue ombre anche sull’arredo.

Per Donati si ‘salvano’ solo i nomi più importanti, nonostante alcune flessioni, e chi è stato in grado di rinnovare le proposte. Continuano a tenere bene i Frau, Cassina, Giorgetti…, ma se si scende di livello la situazione si fa molto difficile.

“Noi riusciamo a presidiare bene il mercato (l’arredamento copre il 20% del nostro fatturato e il nostro mercato di riferimento è per il 70% l’Italia, al cui margine si posizionano Germania e Paesi Scandinavi), perché nel mondo le aziende che sono in grado di lavorare il cuoio a certi livelli saranno quattro o cinque”.

Nonostante i problemi non manchino: in questo momento i compratori sono interessati solo al prezzo, fra l’altro molto basso nell’arredamento (dai 16 ad un massimo di 35 euro). I concetti di sostenibilità non sono di alcun interesse per i clienti arredo di Ausonia.

Un mondo, quindi, molto difficile da gestire? “Seguire l’arredo non è semplice. I designer vanno coccolati, soprattutto quando presentano idee innovative. Per esempio, al Salone 2019 di Milano abbiamo presentato un cuoio molto particolare, tinto in capo come accade per le calzature Berluti. È l’inizio di un progetto interessante, oltre che complesso visto che si ha a che fare non con una scarpa, bensì un divano. Vedremo come reagirà il mercato, ma sono queste particolari iniziative a poter tenere vivo l’arredamento”.

Infine un ragionamento più ampio: “Sembra che la pelle non la voglia più nessuno, e la produzione si scontra con una domanda inconsistente, tanto che in molti casi si rischia di buttarla via, di sotterrarla per fare giardini. Anche perché convertirla in gelatina (poco guadagno, ma sicuro) non è così semplice e bisogna essere ben attrezzati per poterlo fare”.