Con la pandemia da coronavirus ormai sotto controllo in Cina, APLF ha pensato che fosse arrivato il momento di indagare sull’attuale stato dell’industria della pelle cinese. Lo staff della fiera di Hong Kong ha intervistato il presidente della China Leather Industry Association (CLIA), Mr Li Yuzhong, per avere informazioni sulla situazione del settore alla metà di marzo.

D. Dal 10 marzo, qual è la percentuale delle concerie che sta operando a livello nazionale e qual è la situazione dell’attività conciaria nella provincia dell’Hubei?
R. Stando ad un’indagine sul settore, a partire dal 10 marzo, oltre il 90% delle concerie cinesi ha ripreso l’attività. Tuttavia, il tasso di utilizzo degli impianti resta basso. Le concerie stanno affrontando problemi vari come le restrizioni alla mobilità del personale, le forniture limitate di dispositivi di protezione e l’interazione tra le catene produttive a monte e a valle. Con la diffusione del coronavirus in tutto il mondo, inoltre, ci vorrà del tempo prima che la produzione riprenda a pieno ritmo. Non sono molte le concerie operanti nella provincia dell’Hubei, quelle che ci sono stanno ancora aspettando l’approvazione del governo per la ripresa dell’attività che si prevede arriverà a breve.

D. Può darci una stima del livello produttivo medio e dirci se le concerie hanno sufficienti scorte di pelli grezze e e semifinite per accelerare la ripartenza?
R. Le concerie hanno riaperto dopo il Festival della Lanterna. Tuttavia, la produzione media è a meno del 40% della capacità complessiva a causa dell’epidemia. A partire dal mese di marzo la situazione è migliorata e alcune aziende stanno lavorando ad oltre il 70% della propria capacità. Per quanto riguarda la materia prima, le concerie si erano già rifornite prima dello scoppio dell’epidemia di COVID-19, quindi le forniture di grezzo e wet blue sono sufficienti per soddisfare la domanda del mercato. Dal momento che il coronavirus si diffonde nel mondo, altri paesi implementeranno misure di contenimento; l’impatto di questo sulla produzione globale di grezzo e sulle spedizioni è tutto da verificare.

D. I buyer cinesi sono tornati a rifornirsi di grezzo sul mercato statunitense o stanno cercando altri paesi (come il Brasile) da cui importare le materie prime necessarie?
R. Nel corso degli anni Cina e Usa hanno costruito una relazione stabile nel campo della fornitura di pelli grezze. Gli Stati Uniti sono il più grande fornitore cinese per quanto riguarda le grezze bovine e uno dei maggiori fornitori di pelli semifinite e wet blue. Relativamente alle importazioni: a causa della guerra commerciale Usa-Cina, nel 2019, la quota di pelli bovine importate dagli Stati Uniti sul totale importato dalla Cina è diminuito dell’1,7% ma gli Usa sono rimasti al primo posto; quella di pelli semifinite sul totale è diminuito dell’1,6% posizionandosi al secondo posto dopo il Brasile. Nel 2019, la Cina ha importato 387.800 tonnellate di grezze bovine dagli Stati Uniti, che rappresentano il 37,4% del volume totale importato; 48.000 tonnellate di pelli finite sono state importate dagli Stati Uniti, che rappresenta il 7,4% del volume totale di pelli semifinite importate in Cina.
Nel frattempo, con i cambiamenti nel mercato della pelle e la situazione commerciale internazionale, la Cina sta cambiando gradualmente la struttura delle sue importazioni di pelli grezze. I cambiamenti nella tipologia e nei quantitativi di grezzo importato continueranno. Tuttavia, non c’è dubbio che gli Stati Uniti restano uno dei più importanti fornitori di pelli grezze della Cina. Cina e Stati Uniti hanno siglato l’accordo commerciale Phase 1 e dal 2 di marzo le concerie cinesi possono fare domanda al governo centrale per ottenere l’esenzione delle tariffe addizionali sul codice 41015019 (pelle intera bovina superiore ai 16kg di peso, il principale articolo di pelle importato in Cina dagli Usa). Alcune richieste di questo tipo da parte di aziende sono già state approvate. Questa è una notizia molto incoraggiante per le relazioni commerciali tra i due paesi che incoraggia le concerie cinesi ad aumentare le importazioni di bovine americane.

D. Si è sbloccata la situazione nei principali porti cinesi per l’import e l’export di forniture e prodotti finiti dopo la chiusura legata al Capodanno lunare?
R. I porti cinesi stanno implementando le normali procedure doganali sulle merci importate e non sono state prese speciali misure restrittive. Dopo la chiusura del Capodanno lunare, le importazioni e le esportazioni sono tornate alla normalità con il ritorno al lavoro del personale.

D. E’ stato ampiamente riportato che l’indice Purchasing Managers è sceso al 35,7%. La CLIA si aspetta che questo indicatore risalga in modo che la Cina possa tornare a crescere? Se è così in quanto tempo?
R. Da quanto è scoppiata l’epidemia da coronavirus, l’intero paese ha risposto alla chiamata del governo e adottato misure di controllo molto efficaci. Da quanto il virus è sotto controllo, le attività economiche stanno gradualmente tornando alla normalità. CLIA crede che la produzione e l’attività dell’industria della pelle cinese miglioreranno progressivamente e che ci sarà un incremento stabile di vari indicatori compreso l’indice Purchasing Manager sotto la sana leadership del governo cinese. Tuttavia, notiamo che le diverse misure di controllo contro il coronavirus adottate dai vari paesi nel mondo producono incertezze circa la prevenzione globale e il controllo dell’epidemia. La crescita dell’export di prodotti in pelle cinesi potrebbe quindi rallentare sotto l’influenza di fattori diversi come le restrizioni logistiche.

SETTORE CALZATURE

D. Le fabbriche di calzature dei principali distretti prodotti come Wenzhou e Guangdong hanno ripreso l’attività?
R. In tutto il paese, ad eccezione della provincia di Hubei, la produzione di calzature è ripartita.
Prima del 10 marzo, sia i tassi di presenza dei lavoratori che il grado di utilizzo degli impianti erano inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa del coronavirus. La situazione sta ora migliorando man mano che l’epidemia viene tenuta sotto controllo. Per esempio, il grado di presenza dei lavoratori sta crescendo gradualmente con alcune aziende che hanno già raggiunto il livello più alto. Belle, per esempio, ha riavviato la produzione il 24 febbraio con una percentuale di lavoratori presenti di circa il 70% all’inizio di marzo e del 90% a metà marzo; Jihua 3515 è ripartita a fine febbraio e oggi ha raggiunto il 100% di presenza di manodopera.
Il tasso di utilizzo degli impianti risente di vari problemi come la limitata fornitura di dispositivi di protezione, le forniture difficili, i cali drammatici nelle vendite a valle nonché l’impatto sugli ordini per l’export a causa della diffusione del virus nel resto del mondo. Il tasso di utilizzo degli impianti produttivi sarà inferiore allo stesso periodo dello scorso anno. Per tutte queste ragioni si prevede che le aziende più grandi performeranno meglio delle piccole e medie imprese.

D. Qual è la situazione delle catene di fornitura?
R. Le catene di fornitura e i calzaturifici si stanno riprendendo seguendo le stesse tempistiche. A causa dell’epidemia e del basso tasso operativo delle aziende a valle, non ci sono molti ordini. Alcune grandi aziende che producono materiali per calzature hanno una percentuale di lavoratori presenti del 70% ed un tasso di utilizzo degli impianti oltre al 60%, mentre le imprese più piccole si trovano a dover affrontare sfide più grandi. Tutti i mercati di fornitura di materiali per calzature hanno ricominciato a lavorare all’inizio di marzo.

D. Avete evidenza del fatto che degli ordini possano essere stati spostati verso altri paesi come Vietnam e Cambogia durante la chiusura delle fabbriche cinesi?
R. La diffusione del coronavirus è stato un incidente improvviso e finora non si è verificato uno spostamento di massa degli ordini. Potrebbero anche esserci stati dei casi di ordini ridirezionati all’inizio dell’epidemia ma per un breve periodo. I paesi del sudest asiatico dipendono molto dalle catene di fornitura cinesi che a loro volta sono state colpite dall’epidemia che ha provocato carenza di materie prime in questi paesi.
La Cina ha sviluppato un sistema produttivo su vasta scala, la copertura di categoria più estesa e le strutture di supporto più grandi del mondo, che giocano un ruolo significativo nella catena industriale globale e nelle catene di fornitura. Quindi la resilienza del sistema industriale cinese e delle sue catene di fornitura è piuttosto forte. La Cina sta compiendo grandi sforzi per far ripartire il lavoro e la produzione in modo da poter ritornare alla normale attività e spera di riuscire a dare supporto significativo mantenere stabile e sicura il sistema industriale globale e le catene di fornitura.

D. I lavoratori migranti sono tornati al lavoro o sono ancora bloccati dalle restrizioni ai viaggi?
R. Attualmente la maggior parte dei lavoratori sono tornati al lavoro eccetto quelli di Hubei. All’inizio della riapertura a metà febbraio, le restrizioni agli spostamenti avevano condizionato il flusso dei migranti. Le imprese e le organizzazioni governative locali hanno anche organizzato mezzi di trasporto per spostare i migranti dalle aree d’origine e riportarli al lavoro. Ora il paese è aperto al traffico, ad eccezione di alcune aree speciale, quindi è più facile il ritorno al lavoro.

D. CLIA si aspetta una normalizzazione della situazione nei prossimi 3 o 4 mesi?
R. L’industria calzaturiera cinese è entrata in un nuovo ciclo di sviluppo negli ultimi anni, per cui i tassi di crescita di vari indicatori hanno rallentato. Il nuovo ciclo industriale abbinato all’impatto del coronavirus allungherà i tempi di questo ciclo. L’epidemia è sotto controllo in Cina e si prevede che l’impatto di questo incidente improvviso influenzerà solo il mercato interno sul breve periodo. Dal momento che l’epidemia è sotto controllo e le vite delle persone tornano alla normalità, si pensa che anche gli ordini interni torneranno alla normalità. Tuttavia, visto che il coronavirus continua a diffondersi nel mondo e non c’è ancora stata un’inversione di rotta, gli ordini dall’estero continueranno a diminuire e non sappiamo prevedere il trend. Nel complesso, è abbastanza difficile prevedere che la situazione si normalizzi nei prossimi 3-4 mesi.
 
Credit: APLF.com

Di seguito il link per leggere l’intervista completa: http://www.aplf.com/en-us/leather-fashion-news-and-blog/blog/44056/aplf-interview-questions-on-state-of-china-leather-industry-for-mr-li-yizhong-chairman-of-the-clia
 
Nella foto sopra, in piedi, il presidente China Leather Industry Association (CLIA), Mr Li Yuzhong