Partecipazione elevatissima al 5° Congresso Mondiale della Calzatura svoltosi a León, in Messico, lo scorso novembre. Ricercatori ed esperti internazionali si sono confrontati sui temi caldi del settore, dall’evoluzione del consumatore alla liberalizzazione dei mercati, dalle nuove strategie del sourcing produttivo alla insufficiente disponibilità di pelle

Con 58 qualificati relatori e quasi 700 partecipanti da tutto il mondo, il  5° World Footwear Congress ha pienamente soddisfatto le aspettative di organizzatori e pubblico confermandosi evento calzaturiero dell’anno. 

L’ampiezza e la qualità del confronto fra opinion leader e protagonisti del settore andato in scena lo scorso novembre a León, cuore del distretto calzaturiero messicano, ha indubbiamente fornito molti interessanti spunti di riflessione sui principali temi all’ordine del giorno, dall’evoluzione dei consumi all’accesso ai mercati, dalle strategie di produzione alle problematiche legate alle materie prime, macro-argomenti di stringente attualità riassunti nel titolo: “Keeping one step ahead: meeting the challenges of the footwear sector” (Stare un passo avanti: affrontare le sfide del settore calzaturiero). Oltre alle relazioni individuali, a ciascun tema è stata dedicata una tavola rotonda che ha favorito lo scambio di opinioni tra le diverse categorie di partecipanti, rivelandosi un modo efficace per discutere problemi e soluzioni, come nelle intenzioni del presidente del comitato organizzatore Miguel A. Plasencia Rojas e del presidente CEC, Jean-Pierre Renaudin. Dopo i saluti di rito delle autorità locali, il convegno organizzato dalla Confederazione Europea della Calzatura (CEC), questa volta in collaborazione con i padroni di casa messicani di Ciceg (associazione calzaturiera dello stato del Guanajuato) e Anpic  (associazione dei fornitori dell’industria calzaturiera, nonché fiera di riferimento), è entrato nel vivo con l’attesissimo keynote speech di David Morey, importante consulente politico e strategico americano che al suo attivo annovera numerose campagne presidenziali vittoriose in giro per il mondo, tra cui quella di Barack Obama. 

IMG_5559

La sua è stata una relazione “ispirazionale” che ha spaziato fra esperienze personali e citazioni famose con il lancio di messaggi semplici ma efficaci volti ad incoraggiare il pubblico a pensare ed agire con più coraggio ed immaginazione. «Occorre concentrarsi su ciò che si sa fare, differenziandosi dai concorrenti e soprattutto giocando sempre in attacco» ha più volte ribadito l’esperto di comunicazione.

Una riflessione sui trend del mercato mondiale è venuta invece dal professor Alberto de Castro della Catholic University of Portugal che ha delineato il profilo del consumatore del 2030 richiamando l’attenzione su alcuni importanti cambiamenti demografici in atto. 

Castro ha ricordato il progressivo invecchiamento della popolazione nei mercati tradizionali (che presumibilmente si tradurrà in una crescente richiesta di scarpe eleganti ma comode, talvolta anche con caratteristiche funzionali  legate a particolari malattie e problemi fisici) a fronte di profili di consumatori molto diversi che stanno emergendo nei mercati asiatici, oggi i più dinamici. Un altro fenomeno rilevante è il cosiddetto “female power”, legato alla previsione che circa un miliardo di donne entreranno nel mondo del lavoro nel prossimo decennio con un conseguente impatto sulla richiesta di calzature femminili. Entro il 2030, inoltre, il processo di urbanizzazione nel mondo passerà dall’attuale 51,1% al 60%, un fenomeno che contribuirà notevolmente alla crescita della domanda di beni di consumo. 

Il ruolo di Internet e dei nuovi canali di vendita online, tra cui i social network sono, secondo Castro, le grandi sfide del nostro tempo che impongono l’elaborazione di nuove strategie da parte di chi produce e vende calzature. 

featured_wfc

Tra i tanti temi in discussione, molto interessante si è rivelata la sezione dedicata all’accesso ai mercati e ai negoziati attualmente in corso. 

Il commercio mondiale delle calzature vale l’1% del totale mondiale, ha fatto notare Xiaobing Tang del World Trade Organization, aprendo la discussione sulla diseguaglianza dei dazi sulle calzature in vigore nei vari Paesi del mondo, in molti casi oneri molto pesanti cui si aggiungono altri ostacoli tecnico-burocratici, le cosiddette barriere non tariffarie. 

«La liberalizzazione commerciale è in grado di produrre crescita economica – ha aggiunto Domenico Fornari delegato dell’Unione Europea in Messico – e favorisce prezzi più bassi, miglior qualità e una maggiore scelta per i consumatori. Per queste ragioni l’Unione Europea promuove il commercio aperto e rifiuta il protezionismo». Delle trattative in corso sul nuovo accordo di libero scambio che eliminerebbe dazi e barriere tariffarie fra Europa e Stati Uniti, il cosiddetto T-TIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ha parlato Steve Lamar, executive vice president della AAFA, l’associazione americana che rappresenta il settore abbigliamento e calzature che vede con favore l’approvazione dello stesso. Oltre che i buyer americani, l’accordo di libero scambio favorirebbe notevolmente l’Italia su cui oggi grava il 75% dell’intera quota di dazi americani sulle calzature che nel 2013 – ha ricordato Matt Priest della FDRA, l’associazione dei distributori e dettaglianti di calzature Usa – è stata di 2,5 miliardi di dollari. 

Gli Stati Uniti lo scorso anno hanno importato 2,3 miliardi di paia di calzature, di cui l’81% proveniente dalla Cina (-3,4%), ma secondo Priest questa percentuale continuerà a diminuire a favore di altri paesi che stanno guadagnando posizioni, come dimostrano gli ultimi dati delle importazioni americane, ovveroVietnam (+18,2%), Cambogia (+118%), India (+10,5%) ed anche Etiopia che, seppur responsabile di volumi ancora modesti, registra un incoraggiante tasso di sviluppo dei suoi flussi verso gli Usa (+1.871%). 

IMG_9172

Rispetto al tema del sourcing, il Congresso ha permesso naturalmente di accendere i riflettori sul grande distretto produttivo di Leon, considerato tra i migliori del mondo. 

Nel 2013 il Messico ha prodotto circa 244 milioni di paia di scarpe, di cui il 70% proprio nello stato del Guanajuato dove si trova León. Secondo un’analisi realizzata da The Boston Consulting Group, con un costo medio salariale di 3 dollari l’ora il Messico si colloca al terzo posto nella graduatoria dei paesi più competitivi, dopo Indonesia e India, anche grazie agli accordi di libero scambio con 44 paesi diversi. Circa 650 le concerie presenti in Messico che vanta un facile accesso alle materie prime ed è già leader nella produzione di pelle per automotive. 

Oltre al Messico, due Paesi oggi sono sotto i riflettori degli osservatori più attenti: il Bangladesh in Asia e l’Etiopia in Africa, entrambi pronti a rappresentare un’alternativa competitiva ai tradizionali sbocchi produttivi calzaturieri rappresentati da Cina, Vietnam e India.  

Sulle problematiche relative alla disponibilità della pelle, è stato ricordato il crescente squilibrio tra domanda e offerta, principale causa del progressivo aumento dei prezzi e dell’acuirsi del fenomeno di sostituzione della stessa a favore di tessuti e sintetici. Lo stesso presidente della China Leather Association Industry (CLIA), Su Chaoying, ha fatto notare come anno dopo anno stia diminuendo la percentuale di utilizzo della pelle nelle esportazioni di calzature cinesi solo per via dei suoi costi elevati, motivo per cui gli esperti concordano sul fatto che «la pelle tenderà sempre più a diventare un materiale esclusivo del segmento lusso».  

A concludere i lavori è stato il presidente della Confederazione Europea della Calzatura, Jean-Pierre Renaudin, che ha sottolineato il grande valore delle relazioni e dello scambio di opinioni permessi dal Congresso, soprattutto in un momento di grande incertezza come l’attuale dove «occorre anticipare il più possibile i cambiamenti per prepararsi adeguatamente alle nuove sfide». 

Il presidente europeo ha quindi lanciato una proposta a tutte le associazioni e confederazioni calzaturiere presenti al World Footwear Congress: incontrarsi una volta l’anno per affrontare e discutere insieme i problemi globali, creando un vero e proprio International Footwear Forum in grado di rafforzare il dialogo tra i vari attori del sistema.

Emanuela Cecchetti