Chiusa con un leggero aumento di visitatori l’edizione 2019 della fiera di riferimento (TheOneMilano, 22-25 febbraio), il settore pellicceria italiano guarda al futuro con un pizzico di ottimismo in più rispetto alla vigilia. La ricerca del Centro Studi di Confindustria Moda fotografa infatti una situazione non facile: il valore della produzione a livello retail per il 2018 si attesta a oltre 1,2 miliardi di euro, il 6,7% in meno rispetto al 2017. Il dato però va letto tenendo in considerazione la diminuzione del prezzo delle pelli: la Cina – da anni l’acquirente maggiore per tutte le aste internazionali di pelli da pellicceria – ha ridotto notevolmente i propri acquisti per privilegiare una produzione interna, acquistata in locale, e frutto di una modernizzazione e di un miglioramento dei suoi allevamenti. La scelta cinese di ridurre il suo ruolo di player internazionale ha fatto crollare il livello di tutto il mercato. Torna ai livelli storici invece l’export di capi finiti, dopo un 2017 assolutamente trionfante che aveva visto un aumento del +14,4% delle esportazioni italiane del settore. La lettura percentuale 2018 su 2017 evidenzia un -11,7% ma l’analisi del valore delle esportazioni parla di 325,6 milioni di euro nel 2018, in linea con gli anni precedenti.

“La serie storica delle esportazioni chiarisce quello che gli operatori del settore sanno per competenze acquisite – spiega il presidente della fiera, Norberto Albertalli -. Normalmente a un anno positivo segue un anno di riflessione. Questo succede perché il retail di tutto il mondo si approvvigiona con entusiasmo delle pellicce italiane facendo acquisti quantitativamente importanti per ottenere prezzi più vantaggiosi; le pellicce italiane però, a causa della loro qualità e del design infinitamente superiore a quanto prodotto negli altri Paesi del mondo, sono anche più costose e sono più difficili da vendere di altre produzioni. Hanno così un ciclo di vendita più lungo e questo normalmente determina un processo di acquisto su fase biennale”.

A questi aspetti tipici del commercio del settore si aggiungono quelli su scala più generalizzata, legati alle questioni congiunturali e alle guerre dei dazi: ne risentono soprattutto le esportazioni verso la Russia, da sempre mercato di riferimento per il settore pellicceria, oggi messo in crisi sia da un cambio euro/rublo che definire penalizzante è poco (il rapporto è 1/74 circa) sia dal mutamento delle norme di importazione, che prevedono la marcatura con chip delle pellicce in ingresso nel Paese, operazione che ha riportato l’interesse degli acquisti alle produzioni autoctone.