Litehide™ è un processo brevettato di conservazione delle pelli grezze nello stato di pickel che sembra rispondere appieno alle nuove sfide di sostenibilità dell’industria conciaria. Il suo principale punto di forza è la completa eliminazione del sale che, come noto, rappresenta un grande problema ambientale sia per il suolo che per l’acqua.

Alexandra Pelka, responsabile Europa di Leatherteq

“Eliminando il sale, il processo Litehide riduce i reflui, il consumo di acqua e di energia, abbassando pertanto in modo significativo l’impronta ambientale della conceria. Inoltre, i costi di spedizione sono sensibilmente ridimensionati perché le pelli così trattate possono essere disidratate, senza che questo incida minimamente sulla qualità finale del prodotto” ci spiega Alexandra Pelka, responsabile del mercato europeo di Leatherteq, società di Hong Kong che detiene i diritti di licenza del processo Litehide. Difficile quantificare la riduzione dell’impatto ambientale lungo la catena di fornitura perché i valori sono soggetti a molte variabili, ma un dato medio esiste e riguarda il risparmio medio di acqua, stimato da una conceria indiana in circa 4,4 litri per ogni piede quadrato di pelle. Un risultato davvero importante che migliora notevolmente il profilo di sostenibilità del prodotto.
Artefice di questo innovativo sistema di conservazione della pelle grezza è stato il canadese Peter Holicza, purtroppo ora scomparso, che ha messo a punto e brevettato la tecnologia Litehide insieme all’amico imprenditore cinese Desmond Ko, tuttora alla guida della società Leatherteq.
Come funziona il processo? “Dopo la fase di calcinaio – spiega Pelka – le pelli fresche vengono sottoposte al processo Litehide, una lavorazione effettuata con prodotti innocui e completamente biodegradabili che assicura una perfetta conservazione. A questo punto le pelli possono essere asciugate, disidratate e conservate anche per anni senza inconvenienti. Pesando circa un quarto rispetto alle normali pelli salate asciutte, possono essere spedite a costi notevolmente inferiori. Una volta arrivate all’impianto di lavorazione, vengono reidratate e possono essere conciate in qualsiasi modo: cromo, vegetale, metal-free… non ci sono limiti di sorta”.
Vale la pena di chiarire che Leatherteq non vende pelli, né grezze né conciate: “Noi vendiamo la licenza per l’utilizzo della tecnologia Litehide e collaboriamo con grezzisti, concerie, brand della moda e altri partner lungo l’intera supply chain per implementare il sistema in modo efficiente, integrandolo con le tecnologie già esistenti che non richiedono modifiche sostanziali” spiega la responsabile europea. Tra i principali partner chimici di Leatherteq figura l’italiana Tecnochimica di Castelfranco di Sotto (Pisa) che ha testato il sistema Litehide anche in combinazione con i suoi prodotti ecosostenibili ottenendo un processo conciario ancora più sostenibile.
Ad oggi il principale cliente di Litehide è il brand americano Fossil, uno dei primi 5 al mondo per quantitativi di pelle utilizzati, da anni impegnato in un percorso di sostenibilità molto stringente lungo tutta la catena di fornitura. Tra i suoi fornitori c’è il gruppo conciario-pellettiero Ziss Enterprises di Chennai, in India, che ha iniziato a testare pelli Litehide nel 2016 e oggi ne è un grande utilizzatore, così come un’altra importante coreana che lavora con un gruppo internazionale del fashion.
La conquista dell’Europa da parte di Litehide è iniziata in sordina qualche anno fa ma ora sta accelerando: “Collaboriamo con alcune concerie europee e abbiamo iniziato un dialogo con un conglomerato del lusso” rivela Alexandra Pelka. Al momento il processo viene utilizzato solo per le pelli bovine ma sono già in corso test avanzati con quelle ovine.
Litehide significa inoltre trasparenza delle origini. Trattandosi di un sistema concesso su licenza, le pelli risultano tracciabili a partire dal luogo di abbattimento. “Assicurare la tracciabilità dei materiali è un tema sempre più importante nel sistema moda e Litehide aiuta le concerie a recuperare le informazioni sull’origine del grezzo oggi sempre più richieste dai brand” commenta Pelka che fra l’altro fa parte del gruppo di esperti che sta lavorando al progetto di tracciabilità europeo di UNECE per il tessile e la pelle.


Perché è un bene eliminare il sale

Esistono diversi sistemi di conservazione della pelle grezza ma quello sotto sale è senz’altro il più diffuso. Tuttavia, si calcola che il sale utilizzato per conservare una pelle grezza corrisponda a circa il 40% del suo peso. Una pelle bovina di origine nordamericana che pesa circa 23kg richiede circa 10kg di sale per effettuare il viaggio dal mattatoio alla conceria. L’acqua necessaria alla conceria per eliminare questo sale è mediamente cinque volte il peso della pelle, quindi circa 115 litri nel caso sopradescritto. Numeri che illustrano chiaramente quanto l’eliminazione dell’impiego di sale possa rappresentare un grande passo avanti sulla strada della sostenibilità dell’industria conciaria.

Pelli disidratate dopo il trattamento Litehide
Da sinistra: pelle salata, wet-blue, Litehide e crust
Le differenze di peso tra pelli grezze salate, wet blue e Litehide