I chimici veneti si sono riuniti a Chiampo per il IX Convegno tecnico in cui si è affrontato il tema molto delicato dell’“Economia, tecnologie e tutela dell’acqua nella filiera conciaria”. A far gli onori di casa e a moderare l’evento, Renato Bertoli, Consigliere Direttivo Nazionale AICC, che, in apertura dei lavori, ha ringraziato il Comune di Chiampo («Che già da qualche anno ci ospita»), nella persona del sindaco e Consigliere provinciale all’Ambiente Matteo Macilotti. Il quale a sua volta ha ribadito come AICC possa vedere in Chiampo «la sua casa» e sottolineato l’importanza dell’argomento dei lavori, «per incentivare le buone pratiche di coloro che veramente investono sulla ricerca e sullo sviluppo, affinché questa vallata possa essere una vallata che sa produrre ottima pelle, ma anche attenta a una produzione assolutamente verde».

Analisi dell’area

La vallata è stata presentata dal dottor Giuseppe Franco Darteni, geologo, che ha tracciato un quadro delle risorse idriche delle valli dell’Agno e del Chiampo. La relazione ha illustrato la formazione geologica della zona e le dinamiche di deflusso sotterraneo dell’acqua con le relative genesi delle riserve idriche e i loro prelievi. Che, nell’area, sono realmente elevati, con una stima di consumo che sfiora i 135 milioni di m3/anno. Una quantità enorme che ha portato, negli ultimi sessant’anni, a un abbassamento medio della falda di circa 5 metri. Grande attenzione anche alla “vulnerabilità” della falda, direttamente connessa alla permeabilità del terreno, che permette l’infiltrazione delle sostanze contaminanti che le precipitazioni trovano in superficie. Dopo il picco inquinante degli anni Ottanta, le normative ambientali dei settori agricolo, industriale e civile hanno portato a un progressivo miglioramento.

I vantaggi degli enzimi

A seguire, un lavoro prodotto da Biodermol Ambiente – azienda di Lavis (TN) impegnata nello sviluppo, nella produzione e nell’impiego di enzimi e ausiliari per l’industria conciaria – ha studiato i vantaggi dell’utilizzo degli enzimi nelle fasi di rinverdimento e calcinaio. Per le loro caratteristiche gli enzimi si sono via via sempre più affermati in molti settori produttivi industriali, compreso il settore conciario, come ha spiegato la dottoressa Elisa Sartori, responsabile del Laboratorio di Ricerca e Sviluppo della Biodermol Ambiente. Tra i vantaggi che permettono, soprattutto d’ordine ecologico, c’è il fatto che, grazie alla loro elevata specificità consentono di avere reazioni che non portano alla generazione di sottoprodotti (spesso inquinanti o, comunque, indesiderati). Inoltre, sono totalmente biodegradabili. Tradotto, ad esempio, sulla fase di rinverdimento, essi agiscono su determinati target molecolari nella pelle, degradandoli, allontanandoli e consentendo la penetrazione con maggior efficacia di acqua e di prodotti chimici all’interno delle fibre. Questo ha come conseguenza una minore richiesta sia di volumi di acqua sia di agenti chimici. Cosa che, a sua volta, si ripercuore sui reflui di lavorazione, dove i livelli di COD, di TKN e i solfuri e solfidrati sono molto inferiori. Ci sono vantaggi anche sul prodotto, di cui gli enzimi enfatizzano la proprietà fisiche: fiore molto pulito, fianchi sostenuti e trippa chiara e pulita.

Dalla teoria alla pratica: il dottor Mattia Lusente, Tecnico conciario in Biodermol Ambiente, ha calato questi studi nell’oggetto del Convegno, la tutela dell’acqua. I valori percentuale medi di abbattimento, ottenuti da esperienze industriali italiane e estere in un arco di tempo di 24 mesi, applicando una tecnologia enzimatica nelle fasi di rinverdimento e calcinaio, registrano circa la metà di COD, oltre il 60% in meno di TKN e il 65% in meno di solfuri.

Facciamo luce sui catalizzatori

Spunti molto interessanti anche da un lavoro che sta portando avanti la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti sulla depurazione mediante fotocatalizzatori. L’ingegner Daniela Caracciolo, Advisor per la Sicurezza e l’Ambiente, responsabile della Gestione Rifiuti SSIP, ha indicato l’utilizzo di catalizzatori, preparati in laboratorio, a base di ossido di zinco, che sfruttando l’energia luminosa a una precisa lunghezza d’onda, modificano la velocità di una reazione chimica, innescando l’ossidazione di contaminanti di difficile degradazione. Il processo non è selettivo e pertanto permette la rimozione di più inquinanti anche di diversa natura o di difficile dismissione, senza generare fanghi e in economia, dal momento che avviene a temperatura ambiente e a pressione atmosferica.
Dopo le prime prove su acque di tintura del settore tessile, il sistema è stato traslato sui reflui conciari. Sono stati analizzati i livelli di TOC e alcuni metalli, per avere un quadro più completo della concentrazione degli inquinanti presenti nel refluo. Nel refluo di tintura si arriva a un abbattimento di TOC del 30%; mentre nel refluo di rifinizione, che ha una concentrazione molto più elevata, si ha un abbattimento di quasi il 50%.

Un nuovo trattamento: l’ozonizzazione

Tornando alla realtà concreta della vallata, l’ingegner Daniele Refosco, Responsabile tecnico dell’Impianto di depurazione Acque del Chiampo Spa (che tratta – nella linea industriale – 30mila m3/die di reflui), ha spiegato come negli ultimi anni le variazioni di lavorazione avvenute in conceria abbiano portato a un aumento, nel refluo in uscita, delle concentrazioni di COD non biodegradabile e della quantità di cromo solubile. È stato registrato un aumento del contenuto di sostanze grasse (cosa che si riflette sulle fasi di depurazione); nelle vasche di ossidazione biologica le schiume sono diventate molto rilevanti; e c’è un incremento delle sostanze colloidali difficilmente flocculabili. A fronte di questo quadro, è stato necessario progettare un nuovo trattamento depurativo, con un impianto – in coda al trattamento biologico – di ozonizzazione dei reflui depurati. A regime, ci si attende una riduzione del COD residuo, della concentrazione di cromo e dei solidi sospesi, la decolorazione dei reflui e anche un incremento della disinfezione, dal momento che l’ozono è un potente disinfettante. Risultati certamente positivi, che però comportano un significativo aumento dei costi. Inoltre, per un’azione sinergica con le concerie, che cercano di ottimizzare i propri processi di lavorazione, l’Ingegner Mirco Zerlottin, responsabile del Settore Ricerca e Sviluppo di Acque del Chiampo Spa, ha spiegato come abbia implementato i test di biodegradabilità, con metodo standardizzato, allo scopo di poter valutare le variazioni adottate in termini di risultato sulla depurazione.

Chi inquina, paga

In conclusione, è stata condivisa anche l’esperienza dei collegi toscani con l’intervento dell’ingegner Andrea Ricotti, responsabile del Reparto Ricerca e Sviluppo del Consorzio Cuoio Depur Spa, che ha riassunto il processo Lightan in corso, in cui il Consozio è impegnato, che dovrebbe portare a nuovi nuovi criteri di premialità nella tariffazione degli scarichi. L’attuale sistema dato dalla somma tra i costi fissi di esercizio (parametrati in base al numero delle azioni dell’utente) e quelli variabili (proporzionali alla quantità e qualità di acque da depurare) è ritenuto superato e il progetto Lightan, che mira alla mitigazione degli impatti ambientali attraverso un approccio integrato tra tutti gli attori che gestiscono le singole fasi di lavorazione, introduce il principio chi inquina meno viene premiato con tariffe inferiori.

Appuntamento sul sito

Tutti i lavori del Convegno sono pubblicati anche sul sito dell’Associazione (www.aicc.it), per permettere anche ai colleghi degli altri distretti di prenderne visione e tenersi aggiornati.