Le concerie denunciano una forte preoccupazione per l’aumento dei prezzi subito dalle materie prime in una fase di scarsa stabilità di mercato causata dalla pandemia. Sul fronte delle pelli grezze, i listini sono entrati in una fase di pressione. Gli aumenti medi sono del 13% ma su alcune tipologie come il toro arrivano a +35%. Secondo l’associazione dei conciatori si tratta di rincari immotivati. “I prezzi sono aumentati in modo pressoché irragionevole a fronte di concerie con lavoro bloccato e clienti che hanno diminuito in modo sostanziale la domanda” sostiene UNIC, l’associazione che riunisce le concerie italiane.  La pressione sui costi riguarda anche i fornitori di prodotti chimici, come del resto già annunciato da UNPAC, l’associazione italiana dei produttori di ausiliari chimici. Diversi fornitori di prodotti chimico-conciari hanno annunciato un aumento su tutte le tipologie di prodotto dal 1° aprile 2021, con incrementi tra il 5 e il 40% e picchi medi del 15%. Il fenomeno sarebbe da imputare al crescente costo delle materie prime anche nel settore dei chimici, oltre che dei costi di spedizione per la scarsa disponibilità di container. Anche il recente blocco del traffico di sette giorni nel Canale di Suez, rotta commerciale chiave per gli affari a livello mondiale, ha pesato sulle difficoltà del settore.
Chiedendo ai fornitori di condividere una necessaria responsabilità di filiera, UNIC ha anche messo in guardia sul fatto che ulteriori aumenti dei prezzi potrebbero generare "una tensione che rischia di rivelarsi un boomerang per l'intera catena di approvvigionamento".