interiew_corichemPierluigi Braggion, coordinatore della Commissione Tecnica di UNPAC, ci spiega come funziona e quali sono gli obiettivi del gruppo di lavoro creato dall’associazione italiana dei chimici conciari 

L’imprenditore veneto Pierluigi Braggion (Corichem) è coordinatore della Commissione Tecnica istituita da UNPAC, un compito che porta avanti insieme al collega toscano Andrea Meucci (Dermacolor).

Tanti i temi che l’Unione nazionale dei produttori italiani di ausiliari conciari sta esaminando dal punto  di vista tecnico-scientifico. Ad esempio quello delle pelli metal-free, un argomento di estrema attualità di cui si è discusso anche all’ultimo convegno AICC svoltosi a Chiampo lo scorso novembre.

«Indubbiamente c’è bisogno di fare chiarezza su questo argomento dove la confusione è grande – spiega Braggion – Nella traduzione letterale una pelle metal-free dovrebbe essere ”libera da metalli” ma per produrre pellami con questa caratteristica dobbiamo prima considerare i limiti tecnici che ancora ci sono, in particolare mi riferisco ai prodotti di rifinizione, pigmenti e leganti, ed ai coloranti metallocomplessi che inevitabilmente contengono metalli. Forse inoltre non tutti sanno che alcune tipologie di conce vegetali non sono completamente metal-free perché, in fase di produzione, ad alcuni tannini vegetali vengono aggiunte quantità importanti di metalli. Del resto i metalli non sono necessariamente un problema. Il titanio ad esempio è un metallo atossico, utilizzato nelle produzioni biomedicali, protesi, etc. ma inserito nell’ elenco dei metalli non utilizzabili nella produzione di pelli metal-free. La questione evidentemente è complessa».

Cosa vi proponete di fare come UNPAC?

«Vogliamo promuovere l’apertura di un tavolo di lavoro che riunisca concerie, brand della grande distribuzione, grandi firme della moda e produttori di ausiliari chimici per fare il punto della situazione, allo scopo di far comprendere agli addetti ai lavori lo stato dell’arte della materia e la reale sostenibilità delle norme in vigore. Ci sono dei limiti tecnici insuperabili al momento, ed è inutile quindi porsi obiettivi oggi non raggiungibili; bisogna uscire dagli equivoci indotti dalla terminologia e dal marketing e concentrarci su pratiche fattibili». 

Qual è la sfida tecnica più interessante che interessa  la categoria oggi? Trovare un’alternativa al cromo?

«Il tema della sostituzione del cromo come conciante è importante ma non prioritario, gli impianti di depurazione sono in grado di smaltire il residuo contenuto nelle acque reflue più che adeguatamente. I problemi invece, in alcuni depuratori, sono aumentati proprio in concomitanza del maggiore uso di sostanze alternative al cromo, apparentemente meno inquinanti ma che invece formano complessi che non si sa come aggredire ed abbattere in fase di smaltimento. Più in generale, occorrerebbe spostare l’attenzione su un altro aspetto del problema: la vera sfida è quella di trovare una molecola, una sorta di “iniziatore”, capace di rompere i legami chimici che il processo di concia ha precedentemente creato, in modo da rendere biodegradabile la pelle conciata. Questo ribalterebbe la questione risolvendo veramente il problema».

Un altro tema caldo è quello dei capitolati tecnici...

«Come Commissione Tecnica UNPAC abbiamo collaborato con UNIC per la revisione del “Capitolato Pelli e Sostanze Chimiche”, un utile strumento che le concerie possono consegnare ai loro clienti e che fa riferimento alla normativa vigente. Il nuovo obiettivo, ancora più ambizioso e di prossima pubblicazione, è ora l’elaborazione delle Linee Guida dei prodotti chimici per la pelle, che possa orientare le concerie sul possibile contenuto di sostanze soggette a limitazioni contenute nei prodotti chimici. Uno strumento in questo caso utile ai tecnici di conceria. Il problema è che per molte sostanze contemplate nel Reach non esistono ancora metodi analitici di rilevazione. In molti casi occorre sviluppare un metodo che possa essere condiviso e ufficializzato e al riguardo stiamo chiedendo aiuto anche alle università. E’ un lavoro molto lungo, un vero e proprio work in progress, ma molto importante perché semplificherebbe la risposta alle richieste delle concerie e potrebbe essere proposto come riferimento alle concerie e ai brand della moda».

Come funziona la Commissione Tecnica UNPAC?

«Il compito che ci siamo dati è quello di studiare i processi e produrre la relativa documentazione tecnica di base che ancora non esiste in questo settore. Per l’ elaborazione delle Linee Guida, ad esempio, la Commissione è divisa in gruppi di lavoro superspecializzati, coordinati dal sottoscritto e da Meucci, le cui professionalità sono state messe a disposizione dalle aziende associate: un gruppo studia ed elabora le tematiche riguardanti i tannini, un altro si occupa di resine, un altro ancora di ingrassi, di coloranti e così per tutte le varie di tipologie di prodotti. Forse siamo l’ unica Associazione al mondo che possa vantare una Commissione Tecnica di così alto livello. Quello che stiamo portando avanti è un lavoro importante sotto molti punti di vista, che fa crescere anche la cultura del settore perché lo scambio fra esperti favorisce il progresso; dal confronto nascono sempre scambi virtuosi, idee innovative, e si accelera il processo di risoluzione dei problemi».

Emanuela Cecchetti